Il brivido del presente
Un’altra stagione di jazz al Metastasio.
Con qualche occasione in più rispetto allo scorso anno. Oltre alle tre serate in programma, infatti, abbiamo voluto ripristinare, sapendo di fare cosa davvero gradita ai nostri abbonati, le mattinate di preparazione allo spettacolo: tre conferenze-aperitivo al ridotto del Metastasio, che deve tornare a rappresentare uno dei momenti chiave della vita del Met.
I tre incontri, che definirei di studio e approfondimento, verranno tenuti da Stefano Zenni, che gli appassionati di jazz ben conoscono e del quale apprezzano la preparazione sui temi di quella che una volta veniva chiamata ‘la musica del diavolo’. Musica meravigliosa, specchio di una cultura dei suoni vecchia come il mondo, arrivata fino a noi attraverso ‘mutazioni’ imposte dai luoghi e dai tempi.
Nonostante le ristrettezze economiche in cui versa il mondo della cultura, abbiamo cercato di fare il possibile per tornare ad un’annata jazzistica interessante e ricca di novità, con la speranza di migliorare ancora per il prossimo anno.
Buon jazz a tutti!
Umberto Cecchi - Presidente Teatro Metastasio
Anche nelle edizioni minori, che risentono della crisi, Metastasio Jazz offre ai suoi spettatori esperienze nuove, suoni (e immagini) mai ascoltati sul palco del teatro. È una novità Wadada Leo Smith, che per la prima volta suona a Prato, in unica data italiana in collaborazione con il Musicus Concentus di Firenze, con l’ultima incarnazione del prometeico, ribollente Golden Quartet, vero erede degli umori più eccentrici, elettrici e singolari degli anni Settanta. Una serata di jazz in Toscana ci porta, con un doppio programma, tra suoni più soavi: il pianoforte del nuovo talento Alessandro Lanzoni e il Pianocorde di Alessandro Fabbri, raffinatissima formazione che fa swingare il calore degli archi e le preziosità del solismo jazz.
A chiudere un’esperienza sensoriale per gli occhi e le orecchie. Una proiezione di brani da film di Hitchcock avvolta dal suono live del magico sestetto di Mauro Campobasso & Mauro Manzoni, tra elettronica, archi, percussioni, fiati: un sound che trasforma, sublima e rielabora in chiave jazz l’universo sonoro del mago del brivido, in sintonia con le allarmanti incertezze di questi tempi.
Stefano Zenni