Umberto Cecchi - Presidente
QUESTA STAGIONE SI RECITA A SOGGETTO:
DA MAGELLI E STEIN, ALLA SIBERIA DI LILIN
È l'anno di Pirandello questo che ci apprestiamo ad affrontare con la nuova stagione teatrale. Non perché ricorra una data particolare, ma semplicemente per il fatto che sono scaduti i diritti d'autore del grande drammaturgo, ed è quindi l'anno in cui i teatri italiani, e non solo, vorranno ricordare nel proprio programma questo pilastro del nostro teatro.
Anche il Metastasio si unirà a questo atto d'omaggio con una sua produzione che avrà la regia di Paolo Magelli, il quale riproporrà al nostro pubblico Questa sera si recita a soggetto. Un classico. Qualcosa di più d'un classico: l'ironia di un teatro che sfrutta a fondo una modernità capace di spaziare su più fronti e di analizzare l'anima, quella vera, e quella di facciata dei personaggi. La capacità di esternare idee e pensieri e di analizzare le interiorità più nascoste. Sarà un punto fermo nella cronaca dei fatti della nostra nuova stagione, che intende proseguire sulla linea culturale i successi di quelle che l'hanno preceduta. E non è certo semplice mantenere alto il livello nonché l'attenzione di un pubblico che in tutto il Paese sta calando sensibilmente. Eppure in un tempo difficile per tutti com'è quello che stiamo attraversando - dove le finanze scarseggiano, le idee languono e i tentativi che si vedono qua e là di far produzione spesso finiscono per dare risultati deludenti - il nostro impegno è rimasto immutato, aiutato anche da un'esperienza che ognuno di noi si è fatto negli anni nel mondo della regia, della scrittura, dell'organizzazione, e che ora sta dando, come si è visto nelle stagioni appena trascorse, i suoi frutti.
Perché è nelle difficoltà che si valuta l'operato, e scelte come la nostra di formare una compagnia stabile giovane e di avere cooperazioni importanti coi grandi teatri hanno dato i loro frutti. Perché per un teatro produrre non è solo una scelta, è anche un coacervo di esperienze umane ed artistiche: è far quadrare i conti, è avere un feeling con il proprio pubblico, è scoprire di anno in anno una capacità di affabulazione e di restituzione di un testo, non stravolgendolo per un puro puntiglio innovatore - come accade spesso - ma cercando di riproporlo con una originalità di idee nel pieno rispetto di quella che era stata l'idea iniziale del drammaturgo, come raccomandava Anton Giulio Bragaglia.
Ecco la nuova annata del Metastasio, che si avvarrà di un notevole numero di produzioni, dal Pirandello di Magelli a un originalissimo Il ritorno a casa di Harold Pinter, riproposto con la direzione di Peter Stein, e La tempesta con la regia di Valerio Binasco, alle quali si aggiungerà la drammatizzazione di Educazione siberiana, un testo duro, umano, ben narrato, aderente alle radici culturali di un popolo poco conosciuto ma ricco di storie, opera prima del giovane scrittore Nicolai Lilin, nato in Transnistria ma ormai piemontese d'adozione, con alle spalle una vita ricca di avventure e di affetti perduti, che fino a poco tempo fa era un tatuatore graficamente fantasioso e ora uno scrittore di impressioni profonde tratte dal suo popolo. Produzioni di notevole interesse, non solo da un punto di vista letterario, ma anche di costume, dove ognuna occupa uno spazio interessante nella cronologia del nostro tempo che si muove freneticamente in un mondo sempre più a portata di mano e che quindi, come dice Elias Canetti, va conosciuto meglio perché è la nostra casa comune.
In questa nuova stagione abbiamo cercato di costruire un dialogo molto attento fra il palcoscenico e il pubblico, e di seguire una linea sia di programmazione che di distribuzione che riuscisse a compensare passato e presente: il teatro classico e quello dei nostri tempi, con riproposte di interesse formativo e informativo. E così ecco Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams, eccitante ricordo della curiosità teatrale giovanile di molti di noi, che ebbe una gran fortuna nel dopoguerra. Una pièce che fece dire a Jean Cocteau che "è grazie a testi come questo che il teatro non morirà mai". E accanto a Ernst Lubitsch di Quando ero morto, ecco Eimuntas Nekrošius con la sua Divina Commedia. Arte, riflessione, fantasia, interrogativi sull'esistenza filtrati dal genio inventivo e linguistico di uno dei più grandi poeti di ogni tempo.
Poi, accanto a Shakespeare e alla sua Tempesta, abbiamo voluto un altro spettacolo di grande valore nella tradizione italiana: ancora La tempesta, ma questa volta interpretata dalle stupefacenti marionette dei Colla, che recitano in napoletano con la voce di Eduardo De Filippo. Per molti un classico assoluto. Per tanti una scoperta di grande valore. Il poeta Tonino Guerra scrisse che i Colla sono poesia. Ma soprattutto sono vita. Non è facile oggi, per chi opera nel mondo delle scene e cerca di dare nuovi segnali allo spettatore, individuare gli artefici del teatro di domani. I Carmelo Bene che scavalcarono con un unico passo anni e anni di immobilità scenica bruciando esperienze su esperienze, sono ormai spariti da dieci anni. E così è stato per il Living Theatre, scioltosi a Berlino quarant'anni fa, ultima testimone del quale resta solo Judith Malina, con tanta storia addosso, gran parte della quale consumata proprio - come per Carmelo Bene - sulle assi del palcoscenico del Metastasio. Approdo importante per il grande teatro fin dagli anni sessanta. Non solo per le messe in scena, ma anche per la scuola che prima di ogni altro riuscì a far vivere, e che oggi è tornata importante fra le nostre realtà. Oggi avventure alla 'Bene' o alla 'Living' sono sempre più rare, e a dire il vero sono sempre più rari i drammaturghi destinati a lasciare un segno profondo come simbolo del nostro tempo.
Paolo Magelli debuttò due stagioni fa come direttore artistico del Metastasio, mettendo in scena Giochi di famiglia della drammaturga Biljana Srbljanovic, che ebbe un effetto incredibile sul pubblico giovane e meno giovane. Ed io ebbi l'impressione che anche i critici - ma ci sono ancora i critici, quelli che una volta conoscevano la storia del teatro e sapevano leggere con spirito davvero critico un testo, valutandone le difficoltà di messa in scena e le innovazioni? - di fronte a certe scelte si resero conto che sarebbe stato necessario aggiornarsi e girare il mondo, per rimettersi al passo coi tempi. Come facevano Poesio, Tian, De Monticelli, Polacco, che ci raccontavano in anteprima che in Inghilterra c'era un certo Pinter e a Parigi un romeno chiamato Ionesco che stavano togliendo sempre più spazio ai Sartre e ai Brecht. Trovare nuovi validi drammaturghi oggi non è facile perché, soprattutto in Italia, si guadagna molto di più a scrivere testi banali per la televisione che lavori seri per il teatro. Quello che è interessante per una città multietnica come la nostra, e che quindi prima o poi dovremo affrontare con la massima attenzione e serietà, sono gli scrittori cinesi e africani: due mondi nei quali il teatro ha sempre avuto un ruolo di primaria importanza, non solo come divertimento ma anche come comunicazione, ed è per questo che durante il regno della dinastia Han ci furono momenti di feroce repressione per attori e scrittori di teatro, canzoni e poesie, perché molte di queste espressioni artistiche finivano per essere mezzi per sollecitare gli spettatori alla rivolta contro il potere. E lo stesso avvenne per l'Africa, tanto è vero che in Kenia, al tempo dei Mau Mau, le truppe coloniali inglesi proibirono esibizioni pubbliche di teatranti e cantastorie vaganti come i griot. Non mancherà nella prossima stagione un arricchimento particolare per i corsi di recitazione, proprio perché Prato e la stessa Toscana, regione della quale il Metastasio è Teatro di Produzione, sono centri multietnici e fortemente multiculturali, motivo per cui allargheremo anche a giovani cinesi e non solo - che ormai parlano italiano, anzi toscano, ma hanno una tradizione orientale - i corsi di recitazione. Cosa che Paolo Magelli ha già iniziato a fare con le scuole e con l'incoraggiamento e l'aiuto del Comune e della Provincia di Prato.
Siamo consapevoli, e il consiglio di amministrazione è pienamente d'accordo, di dover portare avanti un ruolo del tutto nuovo nel mondo assolutamente diverso che ci si sta prospettando, e che ormai è anche chiaramente delineato sia dal punto di vista dei rapporti culturali che economici. E ne sono prova le continue richieste che ci arrivano da gran parte del paese per collaborazioni, per scuola e per ricerche, in particolare da parte di compagnie giovani, impegnate su testi sperimentali ma anche su nuove analisi e riletture di classici, con una attenzione nuova per paesi come l'India e zone adiacenti quali il Bhutan, il Tibet, di nuovo isolato dal mondo. Culture profondamente lontane dalla nostra ma con una grande capacità espressiva nel gioco della recitazione con le maschere. L'impegno della stagione che viene è attento anche alle letterature straniere e il Fabbricone, con il suo cartellone, contribuisce alla convivenza di compagnie ampiamente consolidate accanto ad altre strutturate sulla ricerca di nuove drammaturgie e sperimentazioni. Un programma ampio, pieno di attrattiva, una delle quali è rappresentata da quella Educazione siberiana della quale ho parlato poco più sopra. Un teatro che arriva dalla cultura complessa e a volte misteriosa rappresentata da un mondo situato all'est più estremo del continente europeo, frutto di una cultura legata ancora a usi e costumi senza tempo e intrisa di leggi non solo tribali ma barbaricine, e proprio per questo di grande forza esistenziale.
E qui non si può non ricordare un bel testo affidato alla grande capacità espressiva di Pamela Villoresi, che racconta una sorta di metamorfosi interiore di una donna schiava alla disperata ricerca della sua libertà e di se stessa, soggetta a vessazioni indicibili. Un essere proteiforme di grande forza interiore che racchiuse in sè foresta e savana, acquiescenza e ribellione. Una sintesi alla Sedar Senghor, che spiegava l'Africa come "un amalgama capace di liberare emozioni, tensioni e drammi esistenziali".
Una stagione piena, dunque, ricca di spunti e di interesse in un periodo sempre più difficile per la cultura, che tutti quelli che ci governano considerano scioccamente un surplus del quale si può fare a meno. In realtà è a forza di fare a meno della cultura che abbiamo perso il senso della nostra storia e delle nostre potenzialità. Siamo diventati un paese povero di iniziative e di idee, due cose che non c'erano mai mancate. In questa lunga nuova stagione che abbiamo davanti e che abbiamo preparato, tenendo in considerazione un quadro di completezza culturale e comunicativa, non può passare sotto silenzio o inavvertito dai nostri spettatori il Festival Contemporanea, un appuntamento d'autunno che è una vera e propria rassegna di sperimentalismo e di ricerca: un appuntamento internazionale con spettatori che arrivano da diverse parti del Paese. Un dialogo giovane e per i giovani che coinvolge numerosi luoghi scenici della città in una sorta di pellegrinaggio culturale fatto di interesse e di curiosità, dal quale non sono esclusi neppure i piccolissimi che al Fabbrichino, con Corbezzoli, vivranno emozioni che solo il TPO - una delle più importanti compagnie teatrali internazionali per ragazzi - è capace di procurare. Concluderà Contemporanea Isola di Tommaso Santi, un'altra produzione del Metastasio con la regia di Paolo Magelli, uno sguardo stavolta su un testo di casa nostra in mezzo a tanta ricerca di carattere europeo, che andrà in scena al Fabbricone con numerose repliche, per offrire agli spettatori il risultato di un lavoro tutto 'nostro'.
In questa stagione ricorre il decimo anno dalla scomparsa di Carmelo Bene che, come dicevo, al Metastasio ha soggiornato a lungo preparando alcuni suoi lavori. E così lo ricorderemo in una lunga nottata 'aperta' che ripercorra le sue nottate febbricitanti fra prove e Vat 69: bottiglie di whisky sparse tutt'attorno, stappate da me che con lui le bevevo. Non mancheranno altri ricordi di alcuni di noi. Un happening, insomma, come una volta si faceva nel teatro americano. Sono sicuro che a Carmelo piacerà. E anche a voi.
Nella scorsa stagione abbiamo aumentato sensibilmente abbonamenti e spettatori, controcorrente con la realtà di molti altri teatri italiani. Merito solo nostro? No. Direi merito di un pubblico che sente il bisogno di un buon teatro. Di esperienze fortemente connotate nel nostro tempo. Mi auguro che questa tendenza resti, nonostante il pessimismo che avvince un Paese, il destino del quale è farsi inventare nuove tasse e farsi disincentivare nuovi investimenti, compresi quelli culturali.
Paolo Magelli - Direttore
L'ANNO DELLA TEMPESTA:
COME USCIRNE FUORI?
La stagione 2011-2012 si è conclusa con un grande successo di pubblico.
Tremila spettatori in più rispetto alla stagione precedente, senza contare il pubblico che ha riempito i teatri seguendo le attività di laboratorio, le prove aperte, il teatro gratuito presentato al ridotto, gli incontri al Metastasio con le compagnie.
In ogni caso il pubblico pagante ha di gran lunga superato la bella cifra di trentasettemila presenze.
Ricordiamo che nonostante le difficoltà economiche assai gravi nelle quali il teatro si era venuto a trovare, siamo riusciti a chiudere il bilancio in pareggio, aumentando il numero delle nostre attività e delle produzioni, e di questo devo ringraziare tutto il personale del teatro e gli attori della Compagnia Stabile, per la dedizione e lo spirito di sacrificio che hanno dimostrato in tutta la stagione.
Il prossimo anno è già cominciato per noi, il 18 luglio al Teatro Romano di Verona debutterà infatti, nel quadro dell'Estate Teatrale Veronese, una nostra coproduzione con la compagnia "Popular Shakespeare Kompany", La tempesta di Shakespeare per la regia di Valerio Binasco, il quale interpreterà anche il ruolo di Prospero.
E sarà proprio questa Tempesta ad inaugurare la prossima stagione del Metastasio.
Sì, proprio l'ultimo testo del grande drammaturgo inglese, la storia misteriosa di un'isola alla deriva nelle acque tempestose di una notte senza fine. Un'isola che rappresenta la morte di un'epoca, la fine del rinascimento, e che pare cercare con disperazione le luci di un'altra civiltà. Le voci di un mondo in divenire, ancora incomprensibile.
Un testo pieno di misteri, di paure, di domande senza risposta; un testo che pare scritto per l'Italia e l'Europa di oggi, per i destini della civiltà occidentale.
Questa riflessione ci ha spinto ad approfondire il discorso della nostra crisi intellettuale e politica, ed è così che ci siamo decisi a mettere in cartellone anche La tempesta di Shakespeare rappresentata dai 'meravigliosamente terribili' Pupi della Compagnia dei Colla, guidati dalla voce narrante di Eduardo De Filippo.
Ma non è finita qui, perché con la produzione di Isola, un testo che abbiamo commissionato al giovane autore toscano Tommaso Santi (con il quale chiuderemo il Festival Contemporanea, aprendo la stagione del Fabbricone), continueremo il "Progetto Tempesta", questa volta in chiave moderna. Sarà una Compagnia Stabile allargata a realizzare questo spettacolo.
Crediamo profondamente che sia necessario portare il pubblico non solo alla conoscenza della parte buona della produzione teatrale italiana, ma che sia arrivato anche il momento di approfondirne tematicamente i diversi aspetti: per questo proporremo anche due Pirandello, Trovarsi, con Mascia Musy, adattamento e regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi, e Questa sera si recita a soggetto, uno spettacolo che realizzai al Teatro Italiano di Fiume, e che nel 2009 ebbe al MES di Sarajevo il premio per la migliore regia, concorrendo con una trentina di teatri europei.
Questa sarà l'occasione per crescere presentando finalmente in scena una compagnia numerosa, che unirà gli attori della Compagnia Stabile a giovanissimi attori toscani e a famosi protagonisti della scena italiana.
Il Teatro Stabile della Toscana continua ad investire sui giovani registi e sulle giovani compagnie e, insieme all'Ert di Modena e al Teatro Stabile di Torino, produrrà Educazione siberiana, tratto dal romanzo del talentuoso giovane autore russo Nikolai Lilin, diretta da Giuseppe Miale di Mauro.
Investire sui giovani non vuol dire escludere i grandi maestri.
L'anno scorso producemmo La cantatrice calva di Massimo Castri, che quest'anno finalmente distribuiremo nei principali teatri italiani, e la prossima stagione produrremo insieme alla Compagnia di Peter Stein, Il ritorno a casa di Pinter, che debutterà nel luglio 2013 al Festival dei 2Mondi a Spoleto.
Queste cinque grandi produzioni non escludono il lavoro profondo che abbiamo iniziato al Teatro Magnolfi sulla Nuova Scena Toscana; pensiamo che dopo l'esperienza di rassegna biennale appena conclusa, dove abbiamo presentato un grande numero di compagnie toscane, sia arrivato il momento di decidere di puntare sull'aspetto distributivo e produttivo di alcune realtà che si sono rivelate veramente eccellenti.
Questo discorso di sintesi non è semplice, richiede un'analisi molto attenta, ma è un progetto che speriamo di realizzare entro febbraio in sintonia con la Fondazione Toscana Spettacolo e con la Regione Toscana.
Nella ricca proposta del cartellone del Metastasio si trovano in abbonamento anche due grandi spettacoli stranieri: uno che segnerà il ritorno al Metastasio di un vecchio amico, Eimuntas Nekrošius con La Divina Commedia, e l'altro che porterà a Prato Diego de Brea, uno dei giovani registi europei oggi più richiesti nei festival di tutto il mondo, con lo spettacolo esilarante e tristissimo Quando ero morto, tratto dal leggendario film di Ernst Lubitsch.
Uno spettacolo senza parole, presentato dal Teatro Nazionale di Ljubljana.
Visto l'enorme successo ottenuto quest'anno con le esperienze di laboratorio nelle scuole superiori, le continueremo, rafforzandole nel 2012-2013 proponendo due sessioni invece di una, sempre in sinergia con l'Assessorato all'istruzione della Provincia di Prato, e sempre dirette dalla Compagnia Stabile: una su La tempesta di Shakespeare e l'altra basata sul romanzo breve Come due farfalle in volo sulla grande Muraglia, della giovane scrittrice cinese-toscana Yang Xiaping. Oltre all'ormai tradizionale laboratorio nelle scuole superiori di Prato impegneremo anche attori toscani in un altro progetto che realizzeremo in collaborazione con l'Assessorato all'istruzione pubblica, università e pari opportunità del Comune di Prato, perché pensiamo che la scuola media inferiore abbia urgenza culturale: si tratta di un laboratorio basato sulle "Lehrstuecken" di Bertolt Brecht.
Anche la scuola di recitazione Il mestiere del teatro, che ha sede al Magnolfi e come docente di riferimento Marcello Bartoli, continuerà il suo percorso, portando gli allievi alla stazione finale del terzo anno.
Dalla Francia, e più precisamente dalla Scuola di Lot-et-Garonne diretta dal leggendario Pierre Debauche, è arrivata una interessantissima proposta progettuale che comprende e unisce le due scuole legandole al territorio toscano. Il progetto costruito con i francesi è talmente articolato e così culturalmente intrigante che il Ministero francese ha già stanziato i fondi necessari a realizzarlo, mettendo a disposizione a priori una vasta rete di accoglienza: da Ajaccio, a 10 città della Toscana francese (Lot-et-Garonne), al prestigioso festival d'Angers (Loira). Speriamo che le istituzioni stavolta aiutino la scuola di recitazione del Magnolfi a realizzare questo sogno.
Il Festival Contemporanea avrà luogo dal 22 settembre al 7 ottobre in sei spazi cittadini: Metastasio, Fabbricone, Fabbrichino, Magnolfi, Spazio K, Museo del Tessuto.
Siamo fieri del programma e siamo sicuri che con questa edizione di Contemporanea riusciremo appieno a mettere a fuoco le condizioni di lavoro e di pensiero dell'avanguardia non solo italiana ed europea.
Intanto continua con grande successo la strettissima collaborazione con la nostra compagnia residente, il TPO, che sempre di più è richiesto e presenta i nostri spettacoli per ragazzi in tutto il mondo; anche quest'anno la compagnia pratese sarà la colonna portante della complessa attività di Met Ragazzi, che l'anno scorso ha avuto più di dodicimila piccoli spettatori.
Quest'anno abbiamo deciso di dedicare la stagione del Fabbricone esclusivamente ad esperienze teatrali "non protette". Dopo Isola sarà la volta del Teatro del Carretto con Giovanna al rogo diretta da Maria Grazia Cipriani, seguita dalla Compagnia Scimone Sframeli; poi sarà la volta di un ritorno a casa, siamo infatti felici di ospitare un giovane grande talento pratese: Marco Calvani. Dopo Marco proseguiamo il discorso su altre realtà toscane: il Teatro Studio Krypton di Giancarlo Cauteruccio e la compagnia di Claudio Morganti.
Presenteremo anche una giovane autrice-regista forse sconosciuta al pubblico toscano: Laura Sicignano, fondatrice del Teatro Cargo di Genova, che metterà in scena Scintille al Fabbrichino e Donne in guerra al Fabbricone.
Infine Educazione siberiana, della quale abbiamo già parlato, continuerà la stagione che sarà chiusa da uno degli autori romani più interessanti del momento, Enrico Frattaroli, che presenterà Sade.
Questa stagione è il risultato di un lungo e faticosissimo lavoro che sono felice di firmare.