Informazioni

DURATA 105 minuti senza intervallo

 

SERVIZIO BABYSITTING GRATUITO
per la replica della domenica pomeriggio
Prenotazione obbligatoria entro venerdì 21 aprile scrivendo a cometa@metastasio.it o telefonando ai numeri 0574/608550 - 608536 (lun/ven, 9.30-13.00 e 15.30-17.30). Info sul progetto completo > BABYSITTING GRATUITO AL METASTASIO


VENDITA BIGLIETTI:

> http://ticka.metastasio.it
(sconto del 10% circa)
> Biglietteria Metastasio
via Cairoli 59, tel. 0574/608501
> Circuito Box Office
tel. 055/210804
> Tabaccheria Bigi Prato
via Bologna 77, tel. 0574/462310

 

Listino biglietti

Tipologia biglietto Costo in €
poltrona e palco centrale 25,00
poltrona e palco centrale
RIDOTTO soci Coop
18,00
poltrona e palco centrale
RIDOTTO convenzioni / over 65
16,00
poltrona e palco centrale
RIDOTTO under 25
13,00
posto palco laterale e IV centrale 18,00
posto palco laterale e IV centrale
RIDOTTO soci Coop
13,00
posto palco laterale e IV centrale
RIDOTTO convenzioni / over 65
11,50
posto palco laterale e IV centrale
RIDOTTO under 25
10,00
posto palco IV laterale e loggione 11,50
posto palco IV laterale e loggione
RIDOTTO under 25
7,00

Spettacolo

20/23 aprile 2017 | feriali ore 20.45, sabato ore 19.30, domenica ore 16.30 | Teatro Metastasio

Compagnia Orsini

IL PREZZO

di Arthur Miller
traduzione di Masolino D’Amico
con Umberto Orsini, Massimo Popolizio,
Alvia Reale, Elia Schilton

scene Maurizio Balò
costumi Gianluca Sbicca
luci Pasquale Mari
regia MASSIMO POPOLIZIO
direzione artistica Umberto Orsini

 

Il testo di Arthur Miller fotografa con spietata lucidità e amara compassione le conseguenze della devastante crisi economica avvenuta negli Stati Uniti nel '29. Figli di un padre che ha subito drammaticamente questa crisi due fratelli si incontrano dopo alcuni anni dalla sua morte per sgomberare un appartamento in cui sono accumulati i mobili e gli oggetti raccolti dal padre nel corso della sua vita e che sta per essere demolito. Un vecchio broker è chiamato per stabilirne il prezzo. Dietro questo semplice spunto emergono tutte le incomprensioni e le menzogne che la paura della perdita improvvisa del benessere possono esercitare su chi si dibatte nella crisi. Miller tratta questo tema con la sua consueta maestria facendoci scoprire un capolavoro che pur venendo da lontano ci porta ai nostri giorni così pieni di incertezze. (Umberto Orsini)

 

Ho accolto con grande entusiasmo la responsabilità di dirigere questa commedia di Arthur Miller che è stata scritta nel 1968 e che in Italia è praticamente inedita. È un’opera a mio avviso molto importante e che proprio in questi giorni viene riproposta negli Stati Uniti e in Inghilterra in occasione del decimo anniversario della morte dell’autore. Ma è importante perché riprende argomenti cari a Miller e ad altri autori americani della seconda metà del novecento che hanno focalizzato sul tema della famiglia e del disagio legato a mutamenti storico-economici il loro interesse più appassionato. In questa commedia tutto ha un prezzo: le scelte, i ricordi, gli errori, le vittorie e le sconfitte. Ma quello che mi ha colpito di più in questo lavoro così ben strutturato nella sua alternanza di momenti divertenti e di momenti drammatici è stata la consistenza e lo spessore dei quattro personaggi che animano la storia. Un poliziotto di New York che deve vendere tutti i mobili accumulati da un padre che per anni si era isolato in un appartamento in cui questi oggetti erano accatastati e che a sedici anni dalla sua morte devono essere venduti perché l’edificio sta per essere abbattuto, una moglie con dei problemi di alcool e di depressione, un fratello che da anni ha fatto un suo percorso di successo perché ha saputo allontanarsi dalle conseguenze della crisi e col quale il poliziotto non ha contatti da più di dieci anni e che ricompare sulla scena proprio in occasione di questa vendita. E un quarto personaggio, un venditore di mobili usati, che dovrà stabilirne il prezzo. Un dialogo a volte divertente e caustico e a volte drammatico come in un dramma di O’Neil. Grazie anche ad uno sforzo produttivo raramente riscontrabile nel teatro privato ho potuto collaborare con i migliori artisti e professionisti del settore. Soprattutto ho avuto occasione di stare in scena con i colleghi che amo e di ripetere con Umberto quel sodalizio che ci ha legati per anni da L’uomo difficile fino a Copenaghen. È stata un’esperienza felice dirigerli perché essi parlano un linguaggio che ben conosco: quello del teatro di interpretazione. (Massimo Popolizio)