Spettacolo

9/12 dicembre 2010 | feriali ore 21.00, festivo ore 16.00 | Fabbricone

L’AVARO

di Moliére
ideazione Marco Martinelli, Ermanna Montanari
spazio Edoardo Sanchi, luci Francesco Catacchio, Enrico Isola
costumi Paola Giorgi, musiche originali Davide Sacco
con Loredana Antonelli, Alessandro Argnani, Luigi Dadina, Laura Dondoli, Luca Fagioli, Roberto Magnani, Michela Marangoni, Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Alice Protto, Massimiliano Rassu, Laura Redaelli
regia MARCO MARTINELLI

produzione Teatro delle Albe/ Ravenna Teatro in collaborazione con Amat e Emilia Romagna Teatro Fondazione

 

Teatro delle Albe, storica compagnia ravennate affronta qui, per la prima volta, la più celebre delle commedie del drammaturgo francese, riaffermando con questa scelta la convinzione di Marco Martinelli che “ogni reinvenzione del nuovo passi ancora necessariamente dall'antico” ma anche l'importanza che, a tutt'oggi, riveste la drammaturgia nel teatro e nel lavoro dell'attore.

La sintesi di queste due posizioni è stata riconosciuta a Marco Martinelli, cui, nel 1997, è stato assegnato il Premio speciale Ubu “per l'elaborazione drammaturgica condotta sui classici per All'Inferno da Aristofane”. "Non si entra in Molière senza conseguenze" ha scritto Cesare Garboli, ancora oggi il suo più grande traduttore in Italia, il suo esegeta più penetrante. Oggi come non mai la lezione di Molière è attuale, la sua capacità di penetrare il male in tutte le sue forme (sociali e psichiche), facendo ricorso alle armi della satira e della comicità. Le radici del teatro di Molière affondano nella farsa antica e nella lezione della commedia dell'arte, capaci di costruire attraverso la sua intelligenza drammaturgica dei "caratteri" che si mostrano in scena come veri e propri emblemi.

Si pensi a L'avaro, questa furia omologante che riduce il mondo al potere del denaro: la rapacità richiamata dal suo nome (Arpagone, di origine greca, "rapace") non è chiusa in se stessa, a difesa del proprio oro, ma si apre all'esterno, verso il mondo, si esercita a danno degli altri. In questa opera, definita da Goethe "la più grande e tragica di Molière", Arpagone è un antico avaro che si va trasformando in un moderno finanziere, è una figura della tradizione (presa a prestito scopertamente da Plauto) tutta proiettata verso il futuro. A interpretare tale figura comica e tragica a un tempo è Ermanna Montanari (premio Ubu come "miglior attrice" nel 2000 per L'isola di Alcina e nel 2007 per Sterminio), che incarna questo fantasma come un risibile angelo sterminatore; e la regia di Marco Martinelli (Premio Ubu "miglior regia " nel 2007 per Sterminio) intende imprimere al gioco scenico quel ritmo vitale e travolgente, quella capacità di coniugare tradizione e visionarietà che hanno portato il Teatro delle Albe (una compagnia che da anni fonde in sè diverse generazioni, come era nello stile delle famiglie d'arte, appunto "alla Molière") ad assumere una posizione di primo piano nel panorama del teatro italiano.  

In questa commedia sul denaro, il denaro non c'è. Se ne parla sempre, ma non c'è. Meglio: non si vede. E' invisibile, come un dio. E' il dio di quella miserabile religione di cui Arpagone è l'officiante. E' un fantasma che circola tra gli esseri umani in carne e ossa. E' sottoterra, sepolto in giardino.

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