Spettacolo

16/20 febbraio 2011 | feriali ore 21.00, festivo ore 16.00 | Fabbricone

LA MENZOGNA

scene Claude Santerre, luci Robert John Resteghini
costumi Antonella Cannarozzi, suono Angelo Colonna
con (in ordine alfabetico) Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Raffaella Banchelli, Bobò, Antonella De Sarno, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Ilaria Distante, Claudio Gasparotto, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Mr. Puma, Pepe Robledo, Grazia Spinella
ideazione e regia PIPPO DELBONO

produzione Emilia Romagna Teatro/ Teatro Stabile di Torino/ Teatro di Roma

 

Siamo entrati nella fabbrica per i sopralluoghi e più che la parte bruciata mi ha colpito il resto, lo squallore, la tristezza, la morte che il luogo in sé, la fabbrica appunto, emanava. Il mio viaggio dentro la fabbrica è cominciato da lì. Sentivo il bisogno di partire da quel dolore cercando di entrare nella sua profondità, evitando il pietismo che è solo prodotto dall'ipocrisia. (Pippo Delbono)

La menzogna di Pippo Delbono parte dal tragico episodio dell'incendio alla Thyssen Krupp costato la vita a sette operai, ma non riguarda solo quella fabbrica col suo bagaglio di dolore o lo stillicidio continuo delle morti bianche. Come dichiara
il titolo, lo spettacolo svela, alla maniera visionaria e poetica dell'artista ligure, la menzogna come un male diffuso in maniera capillare, al quale è difficile, se non impossibile, sottrarsi. Ed è di nuovo la presa di coscienza del dolore il nucleo centrale
di questo, come già di altri lavori di Delbono.
La menzogna si apre nel silenzio. Quel silenzio, quella memoria, sono il suo punto di partenza. Vengono però poi evocate altre memorie, altri corpi bruciati, reclusi, abbandonati, mentre emerge il desiderio dell'autore di andare a fondo, guardarsi in faccia, andare oltre le menzogne politiche, ma anche teatrali.
La menzogna muove da un bisogno di verità, di spogliarsi delle menzogne di cui è intessuta la vita di ciascuno, di smascherare il finto gioco della rappresentazione, per essere spettacolo politico attraverso la poesia e mettere in guardia contro il razzismo e il fascismo strisciante, contro la violenza e la stupidità.
"Perché non ne posso più, non mi controllo più, ne ho piene le palle di tutta quella gente, ciascuno con la sua storia, nel suo angolino, e di tutte quelle facce, ne ho piene le palle di tutto, mi viene voglia di picchiare, ho voglia di picchiare la donna attaccata alla ringhiera, l'arabo che canterella la sua tiritera tutta per sé, quello che suona alle mie spalle in fondo al corridoio, la vecchia pazza, ne ho abbastanza delle loro facce e di tutto questo bordello e io ho bisogno di picchiare, ho voglia di picchiare le vecchie, gli arabi, i mendicanti, le mattonelle dei muri, i vagoni, i controllori, i poliziotti, picchiare sulle macchinette, i manifesti, le luci, questo schifo di odori, questo schifo di rumore, le puttane e i cimiteri..."
Questo ed altri materiali letterari costruiscono man mano il discorso dell'autore intorno al suo tema, insieme ad immagini surreali, oniriche, brani da Shakespeare non interpretati ma che emergono come urli dell'anima, un tessuto sonoro emotivo
che va dall'opera al tango, da Stravinskij a Wagner, fino alla voce di Juliette Greco.

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INCONTRO CON PIPPO DELBONO

Ridotto del Teatro Metastasio | sabato 19 febbraio, ore 17.00

Ore 17.00 proiezione del film Guerra, regia di Pippo Delbono.
Alle ore 18.00 incontro con Pippo Delbono a cura di Stefano Coppini sul tema della sicurezza sul lavoro. In collaborazione con Assemblea Libertà è Partecipazione.

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