Spettacolo

4/6 dicembre 2015 | feriali ore 21.00, festivo ore 16.00 | Teatro Metastasio

HOTEL BELVEDERE

di Ödön von Horváth
traduzione Paolo Magelli
regia PAOLO MAGELLI
scene Lorenzo Banci
costumi Leo Kulaš
luci Roberto Innocenti
musiche Alexander Balanescu
dramaturg Ċ½eljka Udovi?i?

con Francesco Borchi, Daniel Dwerryhouse,
Marcello Bartoli, Fabio Mascagni,
Mauro Malinverno, Valentina Banci,
Elisa Cecilia Langone

produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana REPERTORIO

 

L'Hotel Belvedere, dove si svolge questa commedia ‘noir’, è un albergo situato nella provincia prealpina bavarese, che è abitato da una popolazione europea senza speranza: intellettuali falliti, ladri di automobili, assassini, aristocratici decaduti, proletari graziati da un Dio ingiusto che sembrano usciti da un laboratorio di Wilhelm Reich.

In questo testo, infatti, si incontrano e si scontrano con indicibile violenza e humour noir tutte le classi sociali di una Europa senza amore affaccendata a salvare se stessa e a distruggere gli altri, i più deboli.
Questo testo non è soltanto un incredibile vaticinio che ci porterà agli orrori della Seconda Guerra Mondiale, ma ci lascia sconcertati perché in esso riconosciamo senza dubbio le inquietanti anomalie antiutopiche della storia che stiamo vivendo.
Gente che non ha più un'utopia, legata solo ed esclusivamente alla disperata ricerca di una felicità volgare, materialistica, gente malata di voglia di dominare gli altri, di repressione, di qualunquismo fascista.
Gente che sembra già essere uscita dal romanzo di Horváth Gioventù senza Dio, sua ultima opera, che uscirà postuma.
"Io sono qualcun’altra, ma riesco ad esserlo solo così raramente", dice Ada Von Stetten nel terzo atto.
E questo sembra essere un motto e una delle tragedie del nostro tempo perché, attenzione, i personaggi di Horváth, di tutto il suo teatro, non sono i rappresentanti archeologici dell'Europa dei tempi passati; no, Horváth crede giustamente che tutti noi europei siamo permanentemente malati di 'paleofascismo', una malattia prodotta dalla nostra storia che ci ha resi portatori di un virus di odio che è entrato nel DNA dei nostri popoli, che si riattiva puntualmente con l'acuirsi delle crisi sociali. Odio sommerso da rassegnazione e apatia che si trasformano in una sorta di depressione collettiva.
Una malattia che oggi sta imperversando di nuovo in Italia e in Europa.
È una malattia strana questa che Horváth ci diagnostica, è qualcosa che lo avvicina alle teorie di Fromm, ma pare contaminarle con le analisi di Reich e con i teoremi di Jung; la nostra è una cattiveria sepolta dall'assenza della speranza, sepolta dagli incubi che ci hanno tolto la voglia di sognare e di credere nel bello; è una miscela letale che può esplodere improvvisamente e incendiare tutto.
Horváth è senza dubbio in tutta la sua opera l'unico vero erede di Büchner e fu proprio in occasione della consegna del premio Kleist, che gli fu consegnato nel 1931 a Monaco, che il grande Carl Zuckmayer lo consacrò prevedendo quello che sarebbe accaduto due anni dopo: "Rappresentate i testi di Horváth e poi nascondeteli, perché presto saranno bruciati dall'odio". Accadde due anni dopo. Nel 1933 tutti i libri di Horváth furono bruciati dai nazisti.


Hotel Belvedere è una spietata radiografia delle nostre anime malate.
Una nuvola nera che ci deve aiutare ad intravedere l'inizio della strada che ci porterà fuori dalla cattiveria e dalla paura.

Paolo Magelli

 

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INCONTRO CON LA COMPAGNIA
martedì 1° dicembre ore 21.00
Circolo arci G. Rossi, Vaiano (via Braga, 183)
incontro con Valentina Banci, Mauro Malinverno e Fabio Mascagni

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