#ILFILROSE

Il fil rose lega Metastasio, Fabbricone e Magnolfi.
Gli spazi non sono violentati o percepiti come proibiti, sono invece ripensati e ricreati.
L’obiettivo dato è stato quello di creare uno spazio fisico non emergenziale, senza barriere. Uno spazio “sospeso”, inatteso, “ribaltato” ma al contempo rassicurante in termini sanitari ed emotivi; i teatri - intesi come spazio fisico - si fonderanno l’uno nell’altro aprendo nuovi scenari di fruizione dei luoghi. Lo stesso design, lo stesso fil rose accoglie e contiene tutte le personalità della programmazione, la loro storicità, trasformandosi in introduzione visiva e concettuale con e per ognuna delle tre identità fisiche e spaziali.
Anche l’immagine di campagna si lega al fil rose.
È un filo sottile quello che disegna la seduta che viene animata dalla presenza umana, diversa per Contemporanea, MET Ragazzi e Metastasio ma percepibile in maniera forte e univoca come emanazione della stessa volontà.
Nella rielaborazione degli spazi curata da Giulia Reali di almagreal con la supervisione dell’architetto Sabrina Bignami - membro del CDA della Fondazione Metastasio - il Metastasio si trasforma in un salotto, le sedute rimosse lasciano spazio a piccoli tavoli neri che diventano supporto di comunicazione con lettura zenitale dalla galleria e dai palchi. Una nuova dimensione intima, colloquiale.
Il rosa Metastasio entra nel Fabbricone. Le sedute rosse sono rimosse e al loro posto appaiono le poltroncine rosa che sembrano galleggiare nella scatola nera del Fabbricone, dove è previsto anche un intervento di segni e sensi sul pavimento. Il Magnolfi si tinge anch’esso di rosa, diventando così un tutt’uno con Metastasio e Fabbricone.