La voce che dice: “buongiorno amore mio”.
La voce che dice: “hai mangiato?”.
La voce che dice: “ho paura”.
La voce che dice: “lo so”.
La voce che dice: “scusa”.
La voce che dice: “bravo!”.
La voce che dice: “ti ascolto”.
La voce che dice: “come stai?”.
La voce che dice: “quanto sei bella!”.
La voce che dice: “hai fatto bene”.
La voce che dice: “non ti preoccupare, tutti sbagliano”.
La voce che dice: “passerà”.
La voce che dice: “vorrei solo un po’ di pace”.
La voce che dice: “non ce la faccio”.
La voce che dice: “non ci ho capito niente”.
La voce che dice: “ti voglio bene”.
La voce che dice: “sono triste”.
La voce che dice: “sono qui”.
La voce che dice: “mi sento inutile”.
La voce che dice: “papà”.
La voce che dice: “arrivo!”.
La voce che dice: “mi dai una mano?”.
La voce che dice: “ti aiuto io”.

La nostra nuova stagione è fatta di queste voci disarmate di fronte alla terrificante bellezza e al doloroso mistero della vita. Voci che non minacciano, che non attaccano, che non offendono. Voci che non vogliono odiare o avere per forza ragione. Voci che fanno domande. Voci che santificano il “tu” a cui si rivolgono. Voci che vogliono capire e accogliere.
Voci che non vogliono fare la guerra.

MASSIMILIANO CIVICA, Direttore Fondazione Teatro Metastasio