Non tre sorelle

03.12 - 06.12 / 2020

20.45 feriali, 19.30 sabato, 16.30 domenica

Fabbricone

Masa, Irina e Olga non sono in grado di rinunciare, nonostante la crisi del loro mondo, alle proprie aspirazioni (una su tutte: tornare a Mosca e essere, finalmente, felici). Eppure non sembrano fare nulla per raggiungerle. Vivono in costante attesa di un cambiamento in grado di salvarle pur di non rassegnarsi a una vita diversa da quella desiderata. Ma è veramente possibile cambiare?
Perché non riusciamo a superare l’inerzia e la procrastinazione? Cosa vogliamo diventare da adulti? Cosa è per noi Mosca?

Nello spettacolo Non tre sorelle gli attori sono chiamati a parlare di sé per trovare il personaggio, percorrendo un sottile crinale tra narrazione biografica e immedesimazione, dove dati reali e frammenti del testo cechoviano si confondono per gettarsi una luce l’uno con l’altro.


Da tempo mi domando il senso di mettere in scena, oggi, un classico della letteratura teatrale. Ho sempre sviluppato una particolare attrazione per l’umanità evocata nei testi di Anton Cechov.
In particolare per il testo Tre sorelle, che a mio avviso è un’opera sul tempo, come ci suggeriscono già Olga e Irina nelle prime due battute del testo. Il tempo inteso come memoria ma soprattutto inteso come distanza che frapponiamo tra noi e un possibile futuro migliore, che è soltanto possibile immaginare, ma forse mai raggiungere. Tuttavia mi sono sempre fermato difronte alla domanda: se andassi a vederlo rappresentato a teatro, perché dovrebbe riguardarmi questo testo?
Le tre sorelle Prozorov appartengono a una generazione che sconta i privilegi goduti dai padri, non più sostenibili ma non ancora rinunciabili, in un presente che si ripete uguale a sé stesso nel quale adagiarsi e lasciare che lo scorrere del tempo prenda il sopravvento sulle aspirazioni personali. Ma queste aspirazioni (una per tutte: tornare a Mosca e essere, finalmente, felici) sono reali o piuttosto rappresentano un modo per rimuovere totalmente dal nostro orizzonte la necessità di un adattarsi a un mondo che sta cambiando? Ma perché non partire per Mosca? Cosa si frappone tra noi e la realizzazione di un sé migliore, più felice? Qual è il rimosso che ci impedisce di raggiungerlo? Perché non riusciamo a rinunciare all’inerzia e alla procrastinazione? Quali compromessi siamo disposti ad accettare per affrontare il lavoro? Cosa vogliamo diventare da adulti e a che età effettivamente lo si diventa? Cosa è per noi Mosca?
Queste e altre domande vorrei pormi insieme al gruppo di attori in sala prove: Non Tre Sorelle cercherà di indagare in scena il senso stesso dell’opera di Cechov, non il suo senso assoluto, qualora fosse possibile individuarne uno univoco, ma quello che riverbera nel gruppo di lavoro, quello che è possibile illuminare attraverso il portato biografico degli interpreti. Non si tratterebbe quindi di una attualizzazione dell’opera, non mi interessa ambientare Tre Sorelle ai giorni nostri. Gli attori saranno chiamati in prima persona a produrre del materiale drammaturgico nuovo, percorrendo un sottile crinale tra narrazione e immedesimazione. Questo materiale si affiancherà a quello di Cechov, lo andrà a distorcere, modificare, confondere o forse chiarire, per cercare di gettare un ponte tra una testualità apparentemente lontana, fredda, avulsa ma dal carattere universale, e un portato biografico individuale e presente.
Enrico Baraldi

di Enrico Baraldi
con Alice Conti, Astrid Casali, Susanna Acchiardi, Dario Merlini, Ludovico Fededegni
collaborazione alla drammaturgia Francesco Alberici

produzione Teatro Metastasio di Prato
con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Prato

progetto Davanti al pubblico 2020
Teatro Metastasio di Prato
con Fondazione Toscana Spettacolo Onlus / Centro di Residenza della Toscana (Armunia Rosignano Marittimo - CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro)

PRIMA ASSOLUTA

PREZZI BIGLIETTI (in vendita dal 29 settembre)
€ 18,00 posto unico numerato

RIDUZIONI
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05.12 / 2020 19.30
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Fabbricone

via Ferdinando Targetti, 10/8 59100 Prato (PO)
tel. 0574.690962