METJAZZ 2020 LE COSE CAMBIANO

direzione artistica Stefano Zenni


Sono passati 25 anni da quando l'amministrazione comunale di Prato e il Teatro Metastasio diedero avvio a Metastasio Jazz (da qualche anno abbreviato in MetJazz): era una rassegna di quattro concerti e altrettante conferenze a febbraio di lunedì, giorno in cui il teatro è tradizionalmente chiuso. All'inizio, sotto la cura del batterista Andrea Melani, la formula era semplice ed efficace: una giovanissima ritmica residente - Stefano Bollani, Antonio Licusati e Andrea Melani - su cui si innestavano solisti italiani prestigiosi con omaggi ai grandi del jazz. Dalla terza edizione il sottoscritto fu chiamato a dirigere (un atto di fiducia sconsiderata, visto che non avevo alcuna esperienza in materia): la rassegna prese un'altra direzione, con musicisti internazionali, attenzione per il jazz contemporaneo, apertura agli stili più diversi, produzioni originali, esclusive, mostre, seminari ecc. Poi qualcuno pensò ai concerti aperitivo della domenica mattina; e nel momento di massima attività, MetJazz arrivò a contare dieci concerti più mostre, seminari, produzioni, affermandosi come una delle rassegne di punta in Italia.
La crisi ha poi picchiato duro e non ha risparmiato il fragile mondo del nostro jazz, ma dopo vari alti e bassi, grazie al sostegno della Fondazione Teatro Metastasio, alla collaborazione con le istituzioni del territorio - su tutte la Scuola di Musica Verdi e il Musicus Concentus di Firenze -, al lavoro appassionato delle persone che si dedicano alla rassegna e ai musicisti che partecipano orgogliosi, eccoci a festeggiare con entusiasmo i 25 anni di vita del festival.
Questa non è una celebrazione, ma una nuova apertura. Invece di crogiolarsi nel passato, MetJazz 2020 si offre come un nuovo inizio. Intanto cominciamo con la festa: ci vedremo in anteprima tutti al Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci per danzare e divertirci con lo spettacolo raffinato e trascinante di Don Karate.
Siamo in un mondo in crisi, ma ricco di energie creative, che cambia velocemente. MetJazz guarda avanti, al futuro, a come cambia la musica, a come cambiano i gusti. Ma sempre ricordandosi che la Storia è con noi: "Ancient to the future" era il motto dell'Art Ensemble of Chicago, a cui non a caso dedicheremo una conferenza.
Ecco perché apriamo con le meravigliose musiche della Liberation Music Orchestra di Charlie Haden e Carla Bley, una coproduzione con il Conservatorio di Bologna: per dare un segno politico; come politico è l'ideale comunitario della Fonterossa Orchestra di Silvia Bolognesi, formazione esemplare con esecutori dilettanti e professionisti (sul modello dell'AACM). E ancora, nuovo è lo sguardo sul pianoforte contemporaneo più creativo, nuova è la musica scritta da Paolo Silvestri per la Camerata Strumentale. Ben tre orchestre di natura diversa, quattro pianisti, solisti di peso come Petrella, conferenze e la festa d'apertura al Pecci.
Con questo programma pieno di musicisti, aperto al futuro e alimentato dalla speranza, MetJazz avvia una nuova fase della sua storia.
Stefano Zenni