Rivista
Come si tiene assieme la preparazione del ruolo in vista di un debutto con la polvere e le pietre e il pianto che ogni giorno ci arrivano sugli schermi? Come si fa a far convivere la resa di uno spettacolo e le vere immagini degli esuli? O come viene da scrivere di regia o recitazione, musica o poesia, e di fondi ministeriali, col suo codazzo di acciacchi e di polemiche, quando uno Stato invade un altro o un altro ancora ne rade al suolo uno che la possibilità di nascere non l’ha avuta mai? E com’è che si sta a parlare di teatro mentre si ridesta ovunque la voce militarista e il bellicismo non più come prospettiva ma in quanto approdo certo? «L’ Europa deve prepararsi alla guerra» (Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea), «Non siamo mai stati così vicini alla guerra» (Donald Tusk, primo ministro polacco), «Dobbiamo essere pronti alla guerra e a un livello di sofferenza come quella dei nostri nonni» (Mark Rutte, Segretario Generale NATO) o «Bisogna tornare ad accettare di perdere i propri ragazzi. Ciò che manca è la forza d’animo per accettare di farsi male per proteggere ciò che siamo. Se il nostro paese vacilla è perché non è pronto ad accettare di perdere i suoi figli» (generale Fabien Mandon, Capo di Stato Maggiore francese). La corsa agli armamenti, i cambi di spesa dei governi, la scelta dell’attacco come strumento di difesa. La prospettiva del ritorno alla leva obbligatoria mentre scorre nei TG l’ennesima presa di posizione che ci pare assurda e siamo tornati a usare la parola “genocidio”. E il teatro intanto? Ci siamo interrogati molto su come esistere stavolta, come rivista. Dimentichiamo l’arte di cui scriviamo, facendoci schiacciare dalla cronaca e dagli echi del dolore? O evitiamo di affrontare lo spettro della catastrofe e diamo spazio a ciò che ci fa stare bene ancora? Il respiro di un’attrice, un momento di scena memorabile, il ricordo d’un Maestro, un testo che parla di noi a noi in un modo fino a ieri inaspettato. Abbiamo cercato di non volgere il viso altrove. La conseguenza sono le pagine che avete tra le mani, in cui al centro c’è uno speciale – Teatri contro la guerra s’intitola – che alla diacronia del ritorno eterno di un’urgenza (Brecht, Genet, il Living, Sontag e Chatila, Berlino, il Vietnam, Sarajevo) unisce la sincronia dell’odierno per cui attraversiamo l’Ucraina in reportage, raccontiamo un festival che agisce nel mentre del conflitto colombiano e ospitiamo e diffondiamo le voci di chi il teatro continua a farlo in Palestina, chiedendo nel contempo a quattro autori (Castellucci, Latella, Martone, Zaides) di farci da guida nel rapporto che il palco instaura col reale. Ma sfogliate la rivista e scoprirete che l’intreccio è continuo e indistricabile.

Perché il dialogo con Adania Shibli riguarda i libri e la letteratura, certo, ma anche l’uso che si fa delle parole quando avviene la soppressione d’una lingua e una città diventa un dominio di macerie; perché il racconto degli inizi di Alvia Reale riporta a Gli ultimi giorni dell’umanità di Ronconi, con la Guerra del Golfo che gli fa da sfondo; perché nello scorrere le Prospettive editoriali vi imbatterete in una Gaza fuori dal regno della morte e della distruzione, colta nei suoi momenti mondani e quotidiani, dentro i quali (con un click) si cela la fine, la scomparsa. Tutto ciò sta assieme a Roberto De Simone e all’instancabile ricerca che compì sul linguaggio musicale, i riti collettivi e gli archetipi popolari, alle recensioni degli spettacoli che più ci hanno segnato in questi mesi, alla Posta del Cuore, alle Finestre che ci portano tra cinema e saggistica, e le interviste, Per immagini, i Taccuini di Valentina Picello e Leonardo Lidi e una sezione dedicata a quel che sta accadendo al finanziamento di teatro, danza, circo e multidisciplinarietà. Ecco dunque cinque articoli che dicono quanto sia a rischio – in Italia, adesso, mentre noi scriviamo e voi leggete – il teatro come autentico investimento pubblico e come strumento di formazione collettiva e democratica.
La Redazione
Nella sezione bookshop nel nostro sito è possibile acquistare la rivista in formato digitale al prezzo di € 3,00 o in formato cartaceo al prezzo di € 8,00 (spedizione inclusa sul territorio nazionale).
Abbonamento a due numeri cartacei € 12,00.
Per avere ulteriori informazioni sulla rivista e per contattare la redazione scrivere a comunico@metastasio.it