FRANCO D’IPPOLITO

DIRETTORE FONDAZIONE TEATRO METASTASIO

Ci sono tanti modi per presentare una nuova stagione teatrale, uno di questi è cominciare dall’immagine che abbiamo scelto, di Andrea De Santis, che ci rappresenta nella voglia di sforare la quarta parete e condividere con il nostro pubblico la scena contemporanea. Appunto il nostro pubblico, quegli oltre 32.300 spettatori di ogni età che ci hanno accompagnato nella scorsa stagione in 279 giornate di spettacolo. Nel ‘sacchetto’ stampa abbiamo inserito i dati statistici e i grafici della stagione 2017/18 che evidenziano come il pubblico stia cominciando a considerare tutta intera l’offerta di spettacoli nei nostri quattro spazi e ad abituarsi a frequentarli alternativamente, sulla base dei propri gusti e delle proprie attese culturali.

Prima di raccontare gli spettacoli della prossima stagione, ancora una considerazione sulle soddisfazioni di quest’anno 2018, a cominciare dall’affidamento a Massimiliano Civica della consulenza artistica per il triennio 2018/2020. Poi i 3 Premi Ubu a due nostre produzioni (Un quaderno per l’inverno -migliore regia e miglior testo italiano- e Il cielo non è un fondale -miglior allestimento scenico-) e il Premio Hystrio per la regia a Massimiliano Civica. Quindi il riconoscimento da parte del Ministero della qualità artistica della nostra attività, che è passata nello scorso triennio dai 15/30 del primo anno ai 22/30 del terzo. Infine, l’ottimo risultato del bilancio consuntivo 2017 che ha azzerato il deficit economico della Fondazione. A questo proposito, un ringraziamento convinto al nostro pubblico pagante, ai nostri Soci Comune e Regione che non ci hanno mai lasciati soli (sia nella condivisione della gestione della Fondazione sia con la loro assidua presenza nei nostri teatri) e alla squadra del Met che si è impegnata a fondo con la solita passione per conseguire questi risultati.

La stagione 2018/2019 presenta 9 spettacoli al Metastasio, 7 al Fabbricone, 5 al Fabbrichino, mentre al Magnolfi ripeteremo la bellissima esperienza delle Piacevoli Conversazioni con 3 artisti e presenteremo lo spettacolo del progetto Davanti al Pubblico. Al nostro pubblico proponiamo complessivamente 22 spettacoli, di cui 13 nostre nuove produzioni più i 9 titoli legati agli artisti delle Piacevoli Conversazioni. Si tratta di una scelta coerente con il progetto triennale 2018/2020 dal titolo “Per un teatro umano”, preparato insieme a Massimiliano Civica, che si propone di fare del Metastasio il centro dei nuovi artisti, che possiamo considerare ormai maestri della scena italiana contemporanea, e di porre il nostro teatro in relazione con i più importanti teatri e festival internazionali e italiani.

Questa, ancora più delle precedenti, non vuole assolutamente essere una ‘stagione-contenitore’, bensì è pensata come una ‘stagione-creativa’, che ruota intorno ad un ampio nucleo di artisti italiani ed internazionali che identificano ormai nel Metastasio e in Prato una delle grandi piazze europee e nazionali in cui incontrarsi e confrontarsi con un pubblico attento e preparato, dove si sta bene, in tutti i sensi, dall’accoglienza all’assistenza tecnica e organizzativa, dove ci si sente protetti nella creazione artistica. Ed è per questo che produciamo artisti come Jan Fabre, Katie Mitchell, l’Opera di Pechino, gli Anagoor, Federico Tiezzi, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, Letizia Renzini, le Nina’s Drag Queens, Cristian Ceresoli e Silvia Gallerano, Colapesce e altri, i quali lavorano nel nostro teatro e nella nostra città sentendosi come in altre importanti capitali teatrali. Questa nuova stagione vuole essere però anche uno spazio di incontro teatrale del nostro pubblico con i grandi testi che hanno segnato il Novecento e che sono portati in scena da artisti di diverse generazioni come Franco Branciaroli, Valter Malosti, Lino Musella, Anna Maria Guarnieri, Michele Riondino, Monica Piseddu, Monica Demuru, Tindaro Granata, Manuela Mandracchia, Alvia Reale e molti altri.

 

6 nuove produzioni internazionali (2 al MET, 1 al FAB, 3 al FAB2)

La stagione si aprirà al Metastasio con una nostra produzione internazionale che debutterà a fine giugno al Festival dei 2Mondi di Spoleto DECAMERON 2.0 le storie che ci raccontiamo per continuare a vivere, un progetto multimediale di Letizia Renzini dal Boccaccio su testo di Theodora Delavault su musiche originali di Yannis Kyriakides, con in video Monica Piseddu, Monica Demuru, la soprano Lore Binon. Sempre al Metastasio, la seconda coproduzione internazionale sarà TURANDOT con la quale prosegue la collaborazione con l’Opera di Pechino e ERT Teatro Nazionale, dopo il Faust; Turandot, per la regia di Marco Plini, attraverserà, in un gioco di specchi tra due mondi, la continua perfezione della recitazione, della danza e del canto degli attori cinesi e la fabulazione della commedia dell’arte italiana. Al Fabbricone presenteremo LA MALADIE DE LA MORT dal racconto di Marguerite Duras, uno spettacolo di Katie Mitchell, fra le registe più innovative e trasgressive della scena europea (per questo consigliamo lo spettacolo ai maggiori di 18 anni). Lo spettacolo, coprodotto con il Bouffes du Nord di Parigi, ERT, Teatro di Roma e Stabile di Torino, è interpretato da due attori francesi (uno scrittore e una prostituta in una camera d’albergo in cerca d’amore) e una narratrice italiana (affidata ad una nota attrice cinematografica) che consentirà al pubblico di seguire la vicenda, sulla scena e su uno schermo cinematografico con riprese live, senza sovratitoli. Le altre 3 produzioni internazionali saranno presentate al Fabbrichino: HAPPY HOUR il nuovo spettacolo di Cristian Ceresoli e Silvia Gallerano, dopo il trionfo mondiale de La merda, con Stefano Cenci, storia di un bambino e della sua sorellina per la regia di Simon Boberg e coprodotto con il Teater Grob di Copenhagen; THE NIGHT WRITER. GIORNALE NOTTURNO il primo spettacolo in italiano scritto e diretto da Jan Fabre con Lino Musella, coprodotto con il Troubleyn di Anversa, il LAC di Lugano, la Triennale di Milano, Marche Teatro, lo Stabile del Veneto e il TPE di Torino, un’autobiografia dalla giovinezza alla maturità dell’artista belga riconosciuto in tutto il mondo, tratta dai suoi diari personali; SICILIA di Clyde Chabot, che è la versione italiana di uno dei più grandi successi della scena francese de La Communauté inavouable, in cui la Cabot seduta intorno ad un tavolo con una trentina di spettatori, fra un bicchiere di vino e un pezzo di formaggio, racconta la storia emigrante della propria famiglia, fra la tradizione perduta dei suoi antenati tunisini e il futuro europeo di sua figlia; lo spettacolo sarà anche presentato in una serata in collaborazione con l’Institut Français di Firenze nella versione originale francese.

 

7 nuove produzioni (1 al MET, 4 al FAB, 1 al FAB2, 1 al MAG)

La stagione al Fabbricone si aprirà con il nuovo spettacolo di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini ispirato a Deserto rosso, il capolavoro di Michelangelo Antonioni, dal titolo QUASI NIENTE con Monica Piseddu, in cui la tensione anti-realistica del film si scioglie nella fanciullezza di una donna, Giuliana, che il mondo non sembra più interessato ad ascoltare. Ancora al Fabbricone torneranno le strepitose Nina’s Drag Queens con QUEEN LEAR un dramma musicale en travesti, popolare, ispirato al Re Lear shakespeariano e scritto dalla drammaturga inglese Claire Dowie, con le musiche originali di Enrico Melozzi, in cui Lear diventa Lea R, un’emigrata a Londra dove ha aperto un negozio di giocattoli che vuole dividere con le tre figlie al momento della cessazione dell’attività; da qui lo scontro con tutte e tre, come nel dramma shakespeariano, e l’amicizia con la fedele amica inglese, tale Kent. Con le Nina’s organizzeremo, come già facemmo per la Drag Penny Opera, un laboratorio intensivo en travesti. Al Metastasio Alessandro Averone sarà regista e protagonista di una versione moderna e rispettosa de IL PIACERE DELL’ONESTÀ di Luigi Pirandello, un limpido paradosso per mostrarci pirandellianamente la drammatica e ridicola difficoltà di essere radicalmente e compiutamente se stessi. Al Fabbrichino presenteremo STANNO TUTTI MALE studio collettivo sull’infelicità individuale di e con Riccardo Goretti, Stefano Cenci e Lorenzo “Colapesce” Urciullo, uno spettacolo con la musica d’autore di Colapesce e l’ironia di Riccardo Goretti. Al Magnolfi è in programma il debutto del primo spettacolo del progetto Davanti al Pubblico, che in ognuno degli anni del triennio 2018/2020 produrrà, insieme ad Armunia/festival Inequilibrio, a Capotrave/Kilowatt festival e a Fondazione Toscana Spettacolo, uno spettacolo di un regista neodiplomato in una delle principali Scuole di Regia italiane: per il 2018 è risultato vincitore della selezione pubblica Carmelo Alù, neodiplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma che sta allestendo un testo mai rappresentato in Italia del drammaturgo norvegese Jon Fosse CANI MORTI, un giallo per indagare sulla scomparsa dell’unico amico del giovane protagonista, il suo cane. Infine quello che consideriamo uno degli appuntamenti più attesi della prossima stagione, il ritorno di Federico Tiezzi e Sandro Lombardi con SCENE DA FAUST di Wolfgang Goethe, prodotto con la Compagnia Lombardi Tiezzi, con la regia di Federico Tiezzi, Sandro Lombardi nella parte di Mefistofele e con un cast in via di definizione: stiamo pensando ad un Faust vecchio (stiamo valutando insieme a Giancarlo Dettori la possibilità di affidargli questa parte), un Faust giovane e Margherita, accompagnati dagli attori del Teatro Laboratorio della Toscana, promosso dalla Regione e diretto da Federico Tiezzi. Il Fabbricone si presenterà in una conformazione diversa dall’abituale per uno spettacolo che si svilupperà su pianta centrale, fra due sezioni di pubblico.

 

9 spettacoli ospiti (6 al MET, 2 al FAB, 1 al FAB2)

Al Metastasio sono in programma le ospitalità di grandi testi con grandi interpreti di diverse generazioni. I MISERABILI dal grande romanzo di Victor Hugo con l’adattamento di Luca Doninelli, per la regia di Franco Però con Franco Branciaroli nei panni di Jean Valjean, il più povero fra i poveri, senza un futuro, senza valori, che scommette sui casi e sugli eventi che possano garantirgli un altro giorno di esistenza. Seguirà un altro adattamento da uno dei più grandi libri del ‘900 IL MAESTRO E MARGHERITA di Michail Bulgakov con la drammaturgia di Letizia Russo, interpreti Michele Riondino, Anna Maria Guarnieri, Federica Rossellini per la regia di Andrea Baracco, che porteranno in scena le due storie raccontate nel romanzo, quella nella Mosca bolscevica in cui irrompe Woland (Satana), un misterioso professore che introduce la seconda storia degli avvenimenti accaduti a Gerusalemme durante il periodo pasquale al tempo di Ponzio Pilato, storie che si svolgono nell’arco di pochi giorni e che si concludono entrambe di domenica, forse di Pasqua. Il Teatro Stabile del Veneto porterà al Metastasio una nuova edizione de LE BARUFFE CHIOZZOTTE di Carlo Goldoni, con Piergiorgio Fasolo, Stefania Felicioli e la regia di Paolo Valerio, grande affresco chioggiotto che si conclude con la partenza del Cogitore per Parigi (come farà lo stesso Goldoni da lì a poco) e una festa popolare per il lieto fine delle tante baruffe succedutesi fino ad allora. Toccherà quindi a Shakespeare e a LA BISBETICA DOMATA per la regia di Andrea Chiodi e una compagnia di giovani straordinari attori, tutti al maschile come nella tradizione elisabettiana, fra cui Tindaro Granata, Christian La Rosa, Angelo Di Genio, Igor Horvat per una commedia tutta da ridere nel gioco del travestimento. Dopo Goldoni toccherà a Moliére con il suo DON GIOVANNI messo in scena da Valerio Binasco in cui il protagonista molieriano, fuori dalla leggenda letteraria tardoromantica, non è il borghese mozartiano bensì un delinquente dall’eccesso di desideri compulsivi e viziosi con lo scopo di stare bene con sé stesso, fino alla scena finale con il Commendatore. A quattro splendide attrici è affidata una delle più forti tragedie di Euripide TROIANE/FRAMMENTI DI TRAGEDIA, raccontata solo attraverso le figure femminili di Ecuba, Cassandra, Andromaca ed Elena, lasciate sole al mondo, interpretate da Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Liliana Massari. Al Fabbricone Valter Malosti (regista e interprete) con Michela Lucenti (danzatrice coreografa) presenterà SHAKESPEARE/SONETTI, che diventano qui a pieno titolo un testo shakespeariano, l’unico vero monologo maschile della teatrografia del Bardo, un romanzo d’amore con quattro figure e una sola voce accompagnata da un gruppo di danzatori. Al Fabbricone tornerà poi Franco Branciaroli con Marina Occhionero (la giovane straordinaria interprete de La cerimonia di Oscar De Summa) per la messinscena di LETTERE A NOUR di Rachide Benzine per la regia di Giorgio Sangati, un dramma epistolare fra un padre -intellettuale musulmano praticante che guarda all’Occidente- e una figlia -partita per l’Iraq per ricongiungersi a un musulmano integralista di cui si è innamorata-, per un ritratto inedito della cultura islamica, a partire dalla potenza di una storia privata e di affetti familiari travolti dalla Storia. Al Fabbrichino presenteremo uno spettacolo di Federico Tiezzi che ha debuttato l’anno scorso, sorprendendo per bellezza e intensità, al Teatrino Anatomico dell’Ospedale del Ceppo di Pistoia, LA SIGNORINA ELSE di Arthur Schnitzler con Lucrezia Guidone. Nello spazio del Fabbrichino ricostruiremo lo stesso rapporto fra azione scenica e spettatori del Teatrino Anatomico e parteciperemo da vicino, tutt’intorno, alla vicenda della fanciulla Else, alle prese con i primi turbamenti sessuali, e di quel ricco conoscente in vacanza nel suo stesso albergo a cui la famiglia di Else ha chiesto del denaro per pagare un debito scaduto.

 

Piacevoli Conversazioni al Magnolfi

Nella scorsa stagione abbiamo avviato al Magnolfi il “progetto di conoscenza dell’artista” che abbiamo chiamato Piacevoli Conversazioni, perché il pubblico ha incontrato l’arte teatrale di un artista non solo attraverso la visione di alcuni suoi spettacoli, ma anche -e direi soprattutto- in conversazioni informali nel salottino del Magnolfi, dove ciascun artista ha potuto mettere a nudo di fronte al proprio pubblico le storie, le passioni, le ansie e i sogni del proprio mestiere. Il Magnolfi ha registrato nella scorsa stagione la migliore performance di occupancy (il rapporto fra i posti disponibili e le presenze effettive) fra i nostri quattro spazi, con un 60,4%, rispetto al 44,1 della stagione precedente. Non potevamo non continuare. Protagonisti delle Piacevoli Conversazioni e degli spettacoli al Magnolfi saranno LAURA CURINO, MASSIMILIANO CIVICA e ELVIRA FROSINI-DANIELE TIMPANO.
Laura Curino, fondatrice con Gabriele Vacis e attrice principale di Laboratorio Settimo, è una delle grandi interpreti della narrazione italiana. Elementi fondanti della sua scrittura sono il tema del lavoro e il punto di vista femminile sulla contemporaneità. In CAMILLO OLIVETTI alle radici di un sogno Laura ricostruirà la vita, le imprese e le persone legate al grande industriale d’Ivrea, sognatore di una fabbrica a dimensione d’uomo, affidandole alla voce narrante della madre e della moglie. In LA DIVA DELLA SCALA racconterà l’ascesa difficile e complicata per diventare una artista, attraverso la nostra storia dalla fine degli anni ’70 agli anni ’80, affrontando il concetto di ‘diva’ sempre a cavallo fra sacro e profano, in una visione sempre adolescenziale del mondo fino alla vocazione finalmente realizzata. Con PASSIONE Laura racconta la sua scoperta del teatro, partendo dai condomini della cintura torinese e descrivendo con grande abilità bozzettistica personaggi di una comicità travolgente e malinconica. LA LISTA. Salvare l’arte: il capolavoro di Pasquale Rotondi è l’ultima narrazione di Laura, in cui affronta un altro grande uomo, quel Pasquale Rotondi che salvò dalla razzia nazista quasi 10.000 preziosissime opere d’arte italiane, da Giorgione a Tintoretto, da Piero della Francesca a Mantegna, Donatello, Caravaggio, Tiepolo.
Massimiliano Civica riproporrà due lezioni-spettacolo, PAROLE IMBROGLIATE su Eduardo De Filippo attraverso storie, aneddoti, detti e vita del grande napoletano, che rappresenta “la tradizione del nuovo” del teatro italiano; il titolo fa riferimento a quanto dichiarò lo stesso Eduardo prima di morire, quando disse che voleva lasciare dietro di sé tutto ‘mbrugliato, perché la propria vita artistica non potesse essere ricostruita in una semplice biografia, ma esclusivamente mediante le sue opere, che non voleva ‘monumentalizzare’ ma lasciare ai giovani come punto per ri-partire per conto loro; con L’EMOZIONE DEL PUDORE Massimiliano affronta il tema delle emozioni a teatro confrontando tre video di Orson Wells, Nina Simone e Ettore Petrolini, in cui tre grandi ci commuovono attraverso il pudore dei loro sentimenti. Infine SCAMPOLI, nuova produzione, in cui si raccontano alcuni protagonisti del cinema e del teatro come Robert Mitchum, Roberto Rossellini, Jerry Lewis, Emanuele Luzzati, Andrea Camilleri, prendendo le loro avventure come modelli per questo mestiere, perciò ‘esemplari’.

La coppia artistica (e non solo) Elvira Frosini e Daniele Timpano, autori, registi e attori della scena contemporanea italiana, sempre in dialogo con il pubblico, presenteranno due dei loro maggiori successi: ALDO MORTO in cui Daniele si confronta, lui che di quegli anni non ha memoria personale, con l’impatto che il tragico sequestro di Moro ha avuto nell’immaginario collettivo, senza retorica o pietismo; ACQUA DI COLONIA uno spettacolo dedicato al colonialismo italiano, in cui Elvira e Daniele alzano il tappetino e scoprono quante cose sporche relative a quella storia sono state nascoste, ma continuano a rimanerci addosso nelle frasi fatte, nei luoghi comuni ‘gli africani sono tutti uguali’ e oggi sono quei migranti che ci piombano addosso sull’autobus, per strada, come un macigno con cui fare i conti.

Noi teatranti -ma anche gli amministratori pubblici della cultura- avremmo bisogno di una visione basata su poche e semplici regole che modulassero le tante diversità del fare teatro oggi e di risorse adeguate legate a quella visione e assegnate secondo quelle regole. La nuova Legge sullo Spettacolo dal Vivo rappresenterebbe un buon punto di partenza, ma il condizionale è d’obbligo, dal momento che (non so se per una strana coincidenza o per quale strana ingerenza) uno dei primi effetti della sua applicazione è stato quello di aver impoverito il FUS. A fronte di un incremento stabilito in Legge di 9,5 ML, nel FUS 2018 ne mancano 9, perché circa la stessa cifra è stata utilizzata per assegnazioni ‘fuori’ delle regole del FUS. Tutto ciò deve preoccupare i decisori pubblici e tutto il teatro italiano e aldilà delle conseguenze sulla sana gestione delle nostre imprese, ci stiamo rendendo conto che questo stato confusionale sta impoverendo artisticamente la nostra scena. 

Oggi la forma più innovativa di riflessione sull’attualità passa per il teatro, tra le più antiche e inattuali delle arti. Le funzioni del teatro sono da sempre quelle di far emergere le esigenze che spingono un artista ad incontrare il pubblico e il pubblico a rivolgersi alla scena per comprendere meglio il mondo che lo circonda, tra la farsa e la tragedia, fra conflitti generazionali di gusto. Andare a teatro deve rappresentare un’esperienza di comunità, di cui poi ciascun spettatore porterà con sé la memoria, positiva o negativa che sia. L’importante per il Met, da sempre, è spingere in avanti il gusto e le conoscenze del nostro pubblico. Per farlo, crediamo sia necessario rimettere al centro il ruolo e la presenza degli artisti, ecco perché questa stagione che ho raccontato è per noi soprattutto una stagione di ‘incontro’ fra gli artisti che la faranno e il ‘nostro pubblico’ che la frequenterà.

 

 

MASSIMILIANO CIVICA

CONSULENTE ARTISTICO DELLA DIREZIONE

IL NOSTRO DOVERE PUBBLICO,
IL NOSTRO DOVERE VERSO IL PUBBLICO
Il teatro è uno strumento di conoscenza dell’uomo attraverso l’uomo: è un libro sapienziale di storie e di racconti che, attraverso l’attore, si fanno corpo e voce davanti al pubblico. “Mettiti nei miei panni” chiede agli spettatori l’attore che sta recitando in scena, e quando ci mettiamo nei panni di qualcun altro e iniziamo a domandarci che faremmo al posto suo, ecco che nasce in noi una comprensione partecipe, empatica ed intrisa di perdono delle sue vicende, delle sue scelte, dei suoi dolori. Nessuno è razzista, egoista o cinico quando riesce a mettersi nei panni dei suoi simili. A teatro ci riconosciamo uomini, con tutti i nostri difetti, gesti di generosità e paure, e impariamo a comprenderci meglio, a perdonarci e provare compassione. Il Teatro è una delle forme più alte di umanesimo.
Questo è il teatro che alcuni di noi conoscono, che ci ha emozionati e divertiti. Lo conosciamo proprio perché l’abbiamo visto: abbiamo visto gli spettacoli di Danio Manfredini, Deflorian-Tagliarini, Anagoor, Roberto Latini, Oscar De Summa, Scimone/Sframeli, Babilonia Teatro, Claudio Morganti, Antonio Latella, Daniele Timpano e, fortunatamente, tanti altri ancora, vecchi e più giovani.
Ma nella percezione della media delle persone il teatro è solo noia. Direi, anzi, che è percepito, specialmente tra i più giovani, come il posto dove ci si annoia di più. Un luogo che sa di vecchio, pieno di tende e velluti, dove attori truccati troppo e male recitano in una maniera roboante ed enfatica storie che non ci riguardano minimamente. E solo quegli attori sul palco sembrano divertirsi e trovare divertenti le loro battute o credere che l’emozione che mostrano, gonfia e ‘strasottolineata’, possa emozionare gli spettatori. Andare a teatro per la maggioranza delle persone è fare un tuffo nell’800, vedere come agivano e parlavano i nonni dei nostri nonni, ascoltare storie tortuose di gente che si preoccupava di idee, principi e problemi oggi incomprensibili fino al ridicolo.   
Personalmente non mi sento di smentire o criticare questa visione che la gente comune ha del teatro come qualcosa di ‘mortale’. Per esperienza comune è proprio quello che, la maggior parte delle volte, gli viene propinato. Anche gli spettatori più fedeli dei grandi teatri, gli abbonati (quelli che vanno a teatro per un sentito e genuino ‘obbligo’ culturale e sociale), richiesti di una risposta franca, probabilmente direbbero che la maggior parte delle volte, a teatro, si annoiano.

Di chi la colpa di questo stato delle cose? Anche di noi teatranti e direttori di teatro, della nostra inerzia e pigrizia mentale, del nostro tirare a campare, del ‘non voler problemi’ che ci porta ad accettare e lasciare le cose così come sono. Se il ‘popolo’ si accontenta, se gli va bene così, se è sempre andato bene così, perché rischiare e andare in cerca di guai? È difficile resistere alla tentazione di ormeggiarsi nel porto sicuro della mediocrità.
Con Franco D’Ippolito - che non ringrazierò mai abbastanza per avermi coinvolto nell’avventura pericolosa e splendida che sta portando avanti col MET - condividiamo la stessa idea su cosa debba essere un Teatro Pubblico. Perché lo Stato finanzia un teatro con soldi pubblici, con i soldi di noi tutti? Quale compito ci assegna insieme a quei soldi? Noi crediamo che lo Stato ci assegni il compito di scegliere gli spettacoli migliori, più coraggiosi, più culturalmente e umanamente avvincenti per i nostri spettatori. Lo Stato, attraverso gli spettacoli, ci chiede di far crescere umanamente, emotivamente e culturalmente i nostri spettatori, di contribuire a renderli cittadini migliori, più aperti e consapevoli, più compassionevoli, altruisti e felici.

Chi ricopre una funzione pubblica ha il dovere di essere migliore di quello che è, come uomo, nella sua vita. Chi governa - una regione, una città o un teatro - ha il dovere di essere migliore e più lungimirante dei cittadini che governa o dei suoi spettatori: ha il dovere di lottare per quei Valori che, al di là delle nostre meschinità e dei nostri opportunismi, sappiamo intimamente essere giusti. La responsabilità di ricevere soldi pubblici comporta il dovere di scegliere il meglio, e non ciò che conviene, di scegliere quello che è giusto, e non quello che non crea problemi. Chi dirige un teatro pubblico ha il dovere, in vista di un ‘superiore’ bene comune, di schierarsi e sostenere il teatro migliore, più ‘parlante’ ai nostri bisogni e paure di uomini di oggi; di supportare con coraggio anche il teatro più ‘difficile’, se per difficile non si intenda astrusa fumosità ma l’affrontare questioni complesse e vitali. Spettacoli complessi, mai noiosi.         

Dunque il nostro dovere pubblico e il nostro dovere verso il pubblico è quello, secondo le nostre capacità ed intelligenze, di sostenere e rendere visibile gli artisti più coraggiosi e validi che ci sono oggi in Italia. Tenteremo di farlo non attraverso una rivoluzione (perché le rivoluzioni quasi mai sono durature) ma attraverso una riforma: gradualmente, passo passo, riformeremo il nostro pubblico e noi stessi, provando, attraverso il teatro, a diventare cittadini e uomini migliori.