Informazioni

PREZZI BIGLIETTI
poltrona e palco centrale > € 26,00
palco lat. e IV centr. > € 18,00
palco IV ordine lat. e logg. > € 12,00

RIDUZIONI
Soci Coop/over 65/convenzioni > sconto 25% circa
Under 25/gruppi > sconto 35% circa
On-line > ulteriore riduzione di circa il 5% per tutte le categorie di prezzo
Last Minute > € 15,00 acquistando al botteghino nei 5 minuti prima dell'inizio dello spettacolo

Biglietti in vendita a partire dal 10 ottobre 2018

Spettacolo

15/18 novembre 2018 | feriali ore 20.45, sabato ore 19.30, domenica ore 16.30 | Teatro Metastasio

I MISERABILI

di Victor Hugo
adattamento teatrale Luca Doninelli
con Franco Branciaroli
e con (in o.a.) Alessandro Albertin, Silvia Altrui, Filippo Borghi, Federica De Benedittis, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Andrea Germani, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos, Valentina Violo
regia Franco Però
scene Domenico Franchi
costumi Andrea Viotti
luci Cesare Agoni
musiche Antonio Di Pofi

produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, CTB Centro Teatrale Bresciano, Teatro De Gli Incamminati

 

«Quella di portare I Miserabili sulle tavole di un teatro di prosa - scrive Luca Doninelli, che cura l’adattamento del romanzo per lo spettacolo diretto da Franco Però e interpretato da Franco Branciaroli - è un’impresa sicuramente temeraria, una sfida per chiunque sia disposto a sopportare un grande insuccesso piuttosto che un successo mediocre.
Millecinquecento pagine che appartengono alla storia non solo della letteratura, ma del genere umano. Come l’Odissea, come la Commedia, il Chisciotte o Guerra e Pace.
Le ragioni per aver accettato questa sfida sono tante. La prima è quello strano miracolo che rende I Miserabili un’opera capace di parlare a ogni epoca come se di quell’epoca fosse espressione diretta. I miserabili sono ciò che sta oltre il terzo e il quarto stato e rappresentano l’umano nella sua nudità, spogliato dei beni terreni, ma anche dei valori e della dignità.
Ma un miserabile - un galeotto che vive nei sotterranei più impenetrabili della società - non è quasi più un uomo. E il nostro presente è pieno di uomini così: i poveri, coloro che non hanno niente, che non possono contare sul futuro, che non hanno scorte da consumare e possono sperare solo nella piccola fortuna che potrà garantire loro un altro giorno, un’altra ora.
In questa terra di nessuno, buoni e cattivi si mescolano, non ci sono valori che li possano distinguere: solo fatti, casi, eventi.
Come quello in cui s’imbatte il forzato Jean Valjean, la cui vita viene segnata come da un marchio a fuoco dall’incontro con una insperata, inimmaginabile bontà, da un’impossibile clemenza. Lui non è migliore del viscido Thénardier, e nemmeno dell’impenetrabile Javert, ma un segno di diversità è stato posto in lui, e con quello dovrà compiere la sua traversata della vita che gli resta.
Chi, elaborando la drammaturgia di un’opera come questa, desideri usare quasi solo parole di Hugo non può evitare alcuni problemi capitali: l’indole silenziosa dei personaggi principali; il fatto che ogni personaggio sia protagonista di un suo romanzo e che questi romanzi non appartengano necessariamente allo stesso genere (per es. quello di Jean Valjean è un romanzo di iniziazione, quello di Javert è una pura tragedia); il fatto che molte delle scene più geniali risultino refrattarie a qualsiasi rappresentazione scenica.
Forse trent’anni fa, quando I Miserabili erano un testo conosciuto da tutti, sarebbe stato sufficiente ridurre l’azione a pochi elementi lasciando sullo sfondo il resto. Oggi questo non è più possibile e la storia di Jean Valjean, di Fantine, Cosette, Javert, dei Thénardier, di Marius, Gavroche, Eponine e di tutti gli altri deve essere raccontata daccapo, per intero. Solo la forza della narrazione può abbracciare i diversi registri che attraversano questa sterminata sinfonia.
Qui sta il rischio principale, che intendiamo affrontare: scegliere la parte che meglio potrà rappresentare il tutto, in sostanza costruire uno spettacolo su un testo che non potrà superare le settanta, ottanta pagine, ma che dovrà comprendere - e non implicitamente - anche le altre millequattrocento».