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Spettacolo

7/19 maggio 2019 | feriali ore 20.45, sabato ore 19.30, domenica ore 16.30, lunedì 13 riposo | Teatro Fabbricone

SCENE DA FAUST

di Wolfgang Goethe

traduzioni di Franco Fortini, Andrea Casalegno, Andrea Maffei
drammaturgia Fabrizio Sinisi e Federico Tiezzi

regia Federico Tiezzi

scene Gregorio Zurla
costumi Giada Masi
luci Gianni Pollini

con Sandro Lombardi,
cast in via di definizione
e gli attori del Teatro Laboratorio della Toscana

produzione Teatro Metastasio di Prato, Compagnia Lombardi-Tiezzi
in collaborazione con Teatro Laboratorio della Toscana

PRIMA ASSOLUTA

 

Dopo l’incontro con il mito classico di Antigone, Federico Tiezzi affronta, attraverso l’opera di Goethe, un altro grande mito: quello di Faust. Il racconto di un sapiente studioso di teologia, filosofia e scienze naturali che, per ottenere conoscenze ancora più vaste, potere e giovinezza, vende la propria anima a Mefistofele mediante un contratto firmato col sangue.
Goethe lavorò al Faust per sei decenni, dal 1772 al 1831, costruendo un’opera monumentale intorno alla figura del medico e mago cinquecentesco. E attraverso Goethe questo personaggio, che aspira alla totalità della conoscenza, e all’eterna giovinezza è divenuto parte dell’immaginario collettivo della cultura occidentale, oltre che simbolo della crisi della coscienza e dell’anima dell’uomo contemporaneo.
Nella prima parte del Faust, quella che questo spettacolo prende in esame, è centrale la figura di Mefistofele: che si pone come il doppio speculare di Faust, la sua metà, il suo alter ego e, freudianamente, la proiezione del suo inconscio.
Nella nostra epoca l’immagine di un patto con il Demonio forse non fa più troppa paura. Ma i bisogni che spingono Faust a vendere l’anima ancora ci turbano: il desiderio di conoscenza e di nuova giovinezza, la ricerca della saggezza, delle risposte alla domanda su cosa sia la natura, la storia e la vita dell’uomo.
Lo spettacolo mette in scena dodici scene della prima parte della tragedia, per un totale di circa 2300 versi. Saranno utilizzate tre diverse traduzioni: quella di Franco Fortini, con il suo inestimabile contributo di soluzioni poetiche; quella di Andrea Casalegno che, ultima in ordine di tempo, offre una limpida e chiara traduzione del testo; quella della fine dell’Ottocento di Andrea Maffei (librettista di Verdi e traduttore, sempre per Verdi, di Schiller), in endecasillabi martelliani. Adattamento, sintesi e drammaturgia del testo sono di Federico Tiezzi e Fabrizio Sinisi, che hanno lavorato a proiettare il testo goethiano verso gli schemi del teatro epico e non di quello d’immedesimazione.
Perché il Faust di Goethe è teatro: dove si incontrano la potenza dell’epos e l’intimità della lirica, la speculazione filosofica e l’afflato della Storia nel suo incontro con la Natura, temi che si riversano sulla scena nella complessità di un dramma cosmico che gira su due perni, il bene e il male.
Compito di regista e attori sarà quello di cogliere, nella sapienza strutturale del percorso goethiano, l’uomo contemporaneo al di là del titanismo appartenente allo Sturm und Drang. E spostare la visione del testo nell’ambito dell’uso, del servizio che ogni grande opera drammatica ha per la vita dell’uomo.