Fratellina

Fratellina

6-11.12 / 2022

20.45 feriali, 19.30 sabato, 16.30 domenica

Fabbricone

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Fratellina è un testo che racconta una realtà che sta capitolando sotto i colpi drammatici del nostro tempo, che sembra aver completamente dimenticato i veri valori dell’umanità.
In scena si trovano due personaggi - Nic e Nac - che una mattina per migliorare la propria condizione decidono di andare alla ricerca di un posto sperduto, abbandonato, un posto dimenticato da tutti, dove tutte le cose dimenticate si possono di nuovo ritrovare. Nel loro tentativo di ricominciare una nuova vita, i due incontrano Fratellino e Sorellina. Da questo incontro la storia si arricchisce di ulteriori spunti comici ma anche di riflessione, che parlano del triste stato in cui l’umanità si trova attualmente, ma dal quale al contempo i personaggi cercano di riscattarsi.
La chiave ironica e grottesca dell’opera crea un’atmosfera lieve e giocosa, caratterizzata dalla musicalità dei dialoghi, dal ritmo, dalle attese e dall’ascolto del silenzio.


Soli al mondo
Come al solito, la scena di Spiro Scimone appare scarna: due letti, a castello – il che in ogni caso moltiplica per due la consistenza scenica –, dai quali osservare e commentare le cose e le occasioni del mondo. Il titolo, Fratellina al femminile, lascia perplessi, interrogativi: dev’essere pura percezione qui, la confusione del genere sembra voluta. Del resto, i quattro personaggi non indicano attitudini e atteggiamenti di genere ma più complessivamente stati d’animo e reazioni: Nic e Nac - maschile, femminile o misto? - e poi Fratellino e Sorellina, indicano semplici entità teatranti, capaci di muoversi o gesticolare come marionette, come 'pupi', in un mondo rarefatto in cui non contano le trame del reale - quali che siano - ma l’evidenza dell’improbabile divenire delle cose. Come dire che il mondo è pieno di niente, di impressioni vaghe, vissute come in un trasognamento o in un trasalimento. I nomi, insomma, non denominano più grandi o piccole certezze, ma eventuali potenzialità che prendono forma solo a parole: come si deve, dunque e del resto, a teatro. Così, per esempio, la parola 'cognato' può non indicare il fratello della moglie, ma più evidentemente il marito della sorella, in funzione della reale situazione specifica. C’è in questo lavoro l’accorata denuncia di un mondo sempre più vuoto e crudele, dove il senso comune ha perso ogni punto di vista o di riferimento e che lascia così isolati e perduti i propri personaggi costretti a rifare il mondo 'a parole' su dei lettini che mimano più i giacigli delle prigioni che i tappeti volanti su cui sognarsi in viaggio. La grande potenza all’opera di Spiro Scimone è la sua capacità di tastare e interrogare ancora la pienezza e la concretezza dei significati delle parole - che ci sembra essere una delle costanti della vena siciliana - viene in mente Pirandello. E anche la capacità di tenersi alla larga da ogni forma che, anche criticamente, prenda le mosse da atteggiamenti realistici, contando piuttosto sulla grande forza di convincimento che è il non-senso. E di fare, infine, immanenza poetica con alcune, poche, scelte, immagini e parole di ogni istante del reale: così sia anche per la luna che, dopo il sole, sorge ogni giorno storta e più niente poi si raddrizza.
Jean-Paul Manganaro

di Spiro Scimone
regia Francesco Sframeli
con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Cesale, Giulia Weber
scene Lino Fiorito
costumi Sandra Cardini
disegno luci Gianni Staropoli
assistente alla regia Roberto Zorn Bonaventura

 

in collaborazione con Istituzione Teatro Comunale Cagli

 

produzione Teatro Metastasio di Prato, Compagnia Scimone Sframeli

 

PRIMA ASSOLUTA

€ 18,00 posto unico numerato


RIDUZIONI
-20% per Soci Coop, over 65 e convenzioni
-35% per under25 e gruppi organizzati

 

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07.12 / 2022 20.45
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10.12 / 2022 19.30
11.12 / 2022 16.30

durata 50'

Fabbricone

via Ferdinando Targetti, 10/12 59100 Prato (PO)
tel. 0574.690962