Teatro Metastasio

I lavori per la costruzione del Teatro Metastasio - progettato da Luigi De Cambray Digny, direttore delle Regie Fabbriche del Granducato di Toscana - cominciano il 5 agosto 1828 e si concludono nell’aprile 1830. Antonio Marini dipinge il sipario e affresca la volta della sala. Tra il 1868 e il 1869, in seguito ai lavori di restauro diretti da Telemaco Bonaiuti, gli affreschi del Marini vengono eliminati.

Dopo i danni della Seconda Guerra Mondiale, il Teatro viene chiuso per lavori di ristrutturazione nel 1956 per riaprire nel 1964. La sua rinascita è dovuta al Sindaco di Prato Roberto Giovannini.

Il Teatro Metastasio è stato diretto nel 1964 da Gilberto Casini, per poi passare sotto la guida di Montalvo Casini dal 1965 al 1986. Nel 1987 nasce il Consorzio Teatro Metastasio, diretto fino all’anno successivo da Gabriele Lavia. Dal 1989 al 1993 la direzione passa a Fulvio Fo. Nel 1994 viene costituita la Fondazione Teatro Metastasio, la cui direzione è affidata a Massimo Castri. Nel 1998 il Dipartimento dello Spettacolo riconosce la Fondazione Teatro Metastasio come Teatro Stabile Pubblico della Toscana.

Massimo Castri rimane alla guida del neonato Stabile fino al 2000. Dopo un breve interregno di Renato Borsoni, la direzione passa a Massimo Paganelli (settembre 2000 - aprile 2002), Massimo Luconi (aprile 2002 – aprile 2005), Josè Sanchis Sinisterra (maggio 2005 – febbraio 2007), Federico Tiezzi (marzo 2007 – marzo 2010), Paolo Magelli (giugno 2010 - settembre 2015), Franco D'Ippolito da novembre 2015.

totale posti 686
platea 226
palchi 362
loggione 98

 

Teatro Fabbricone

Magazzino situato in una storica struttura industriale pratese, il Fabbricone viene utilizzato per la prima volta come spazio teatrale nel 1974 per accogliere l’Orestea diretta da Luca Ronconi. Dopo questo esperimento l’ex stanzone viene impiegato regolarmente come luogo scenico alternativo al teatro all’italiana, diventando così il secondo teatro di Prato. Da allora il Fabbricone si afferma come spazio di produzione e di ospitalità in cui si avvicendano spettacoli oggi considerati storici nel panorama nazionale e internazionale.

Luca Ronconi, Federico Tiezzi, Carlo Lizzani, Massimo Castri e Pier’alli sono alcuni tra i registi italiani che grazie alle opportunità offerte da questo spazio hanno potuto realizzare spettacoli fortemente innovativi. Nel corso degli anni ’80 il Fabbricone ha aperto le porte all’Europa ospitando lavori di Peter Brook, Andrzej Wajda, Tadeusz Kantor, Otomar Krejca, Anatoli Vasil’ev, Thierry Salmon.

totale posti 360 

Teatro Fabbrichino

Il Teatro Fabbrichino nasce dalla ristrutturazione della sala prove “Leo Toccafondi” adiacente al Teatro Fabbricone.

Dopo essere stato sede della Bottega di Vittorio Gassman negli anni ’80, lo spazio viene utilizzato come sala prove e magazzino fino al 2002, quando la compagnia TPO Teatro di Piazza o d’Occasione ne ricava un teatro studio, una sala prove, un piccolo magazzino, un laboratorio di scenografia e degli uffici. Qui la compagnia realizza un progetto di residenza in collaborazione con il Teatro Metastasio.

Attualmente il Fabbrichino ospita spettacoli ed eventi nell’ambito della stagione teatrale del Teatro Metastasio e viene utilizzato come sala prove attrezzata.

Teatro Magnolfi

Il convento, voluto verso la fine del secolo XVII dai Carmelitani della Etruria, fu ultimato nel 1777 ma fu soppresso poco dopo, nel 1786. Nel 1838 Gaetano Magnolfi chiese ed ottenne dal Vescovo di Pistoia e Prato il convento della Pietà, per dare ospitalità a ragazzi orfani e bisognosi.

La consegna dell'ex convento dei Carmelitani Scalzi a Magnolfi, comportò un progetto generale di ampliamento che portò negli anni successivi la costruzione degli alloggi per gli insegnanti, di un piano dell'ex convento per la costruzione di nuove camerette allievi. Per rafforzarne le rendite e le basi finanziarie, poiché i sussidi e le offerte erano insufficienti, il Magnolfi acquistò prima la cartiera della Briglia dai fratelli Hall, e poi si rivolse addirittura alla Casa Reale che “autorizzò il Magnolfi a prendere dalle foreste Reali il legname occorrente e dalla Regia Magona il ferro necessario”. Gli artigiani venivano da più parti a praticare il loro mestiere nell'istituto; essi avevano delle vere e proprie botteghe e svolgevano la loro attività regolarmente, con clienti esterni. Dovevano tenere però come apprendisti gli orfani i quali ne ricevevano, oltre all'insegnamento, anche un salario.

Nel 1844 il Magnolfi acquistò la tipografia Giachetti, famosa in tutta Italia ed all'estero e la fece trasferire all'interno dell'Istituto per poterne continuare l'attività e per aver anche questo nuovo tipo di scuola-officina da aggiungere alle altre. Il fine a cui egli tendeva, era quello di trovare un'attività o una rendita che assicurassero una piena autonomia all'istituto.

Nel 1845, grazie all'accordo con la Società Anonima per la costruzione della strada ferrata Maria Antonia tra Firenze e Pistoia, nell'Istituto vennero allestiti i laboratori e le officine per la costruzione ed il mantenimento del materiale rotabile della carrozze occorrenti alla ferrovia.

Al momento della morte di Gaetano Magnolfi (1867), l'Orfanotrofio aveva ormai raggiunto una sua autonomia finanziaria e per la sua conduzione occorrevano solamente buoni amministratori. Al Magnolfi successe Gaetano Guasti che continuò l'opera di ampliamento delle strutture con la costruzione del teatro (1871) e di nuove aule su via Gobetti.

L'Istituto, che ospitava circa 90 ragazzi provenienti da famiglie disagiate oppure orfani (età minima sei anni, la massima 18 anni), continuò a operare fino al 1978, anno in cui cessò la sua attività.

Durante il Laboratorio Teatrale di Luca Ronconi tenutosi a Prato dal 1975 al 1977 il Magnolfi fu sede della preparazione del lavoro sul Calderon di Pasolini e della messa in scena delle Baccanti di Euripide.

Dopo il Laboratorio Ronconi, l'Istituto Magnolfi venne abbandonato a se stesso.

Alla fine degli anni ottanta si comincia a parlare di "mettere mano" al Magnolfi per trasformarlo in un punto culturale della città.

Il Magnolfi Nuovo è ora un Centro Culturale nato, in origine, da un progetto dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Prato in collaborazione con l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "S. D'amico" di Roma e la Fondazione Teatro Metastasio di Prato, con l'obiettivo di dar vita ad un luogo di ricerca, formazione e produzione nell'ambito musicale, teatrale e delle arti sceniche in genere.

L’immobile, dispone di una sala teatro con 90 posti, che è di proprietà dell’Amministrazione Comunale di Prato. È concesso in gestione alla Fondazione Teatro Metastasio di Prato e ospita, assieme agli altri tre teatri gestiti dalla Fondazione, la programmazione della stagione teatrale e degli eventi a essa collegati.