La porta

La porta

 26.02 - 27.02 / 2013

 21.00

Magnolfi

È sempre un'impresa colmare quell'inquieto spazio che separa l'interprete dal personaggio. Rare volte tuttavia accade che quello spazio sia prodigiosamente piccolo, e le due sponde talmente vicine da potersi quasi confondere. È il caso di questa fortunata versione semi-scenica de La porta, in cui Alvia e Barbara aderiscono millimetricamente, con la generosità squisita dell'artigianato attoriale, alle due imponenti figure delineate dalla Szabò. La loro impresa è tanto più impressionante, l'ho sempre pensato, quanto più spietata è l’indagine sul legame speciale che si crea su quelle due donne diversissime, all'apparenza opposte: qui Magda, agiata paladina dell'intelletto, regina dei dubbi e delle tempeste interiori, dall'altro lato la domestica Emerenc, solare emblema dell'ombrosità, paradigma della contraddizione eppure lucidissima in ogni frangente. Naturale, verrebbe da pensare, che fra questi due monumenti si eriga un diaframma, una porta. Eppure il romanzo non celebra solo quella separazione, tutta metaforica, bensì con doloroso realismo la reale porta sbarrata che cela al mondo l'enigmatico appartamento di Emerenc, mentre passo dopo passo si forma il mosaico di un'ulteriore colossale architrave che separa l'oggi dei personaggi dagli immani calvari del novecento ungherese. È in questa scoperta che la narrazione di una quotidianità di cucina e bucato si tramuta in epica. Quanto mai, allora, ti sembra di afferrare per un istante il più profondo senso di quel detto per cui è solo una illusione vivere di passato, presente e futuro: per l'uomo e la sua disperata condizione esiste solo il passato, unico bagaglio reale - e ingombrantissimo - davanti a un presente che sfugge e un futuro impossibile. Sia Magda che Emerenc si nutrono, in fondo, di questa infuocata dipendenza dal passato, e la reale differenza fra le due sta nel fatto che Emerenc ha accettato questa dipendenza fino a farne una norma di vita, mentre Magda, prosaicamente, si illude di poter mettere paletti all'oceano della memoria, magari nel fascino di poterlo saccheggiare per i suoi scritti. Ecco allora che la sfida fra le due diventa titanica e il romanzo della Szabò - capolavoro di piccolezze, cesellato nei dettagli e proprio per questo universale - non si sottrae alla sfida di essere un catalogo di tutte le possibili sfumature narrative: esso è al tempo stesso manuale di ironia e pagina drammatica, esplora gli abissi della tragedia salvo poi rompere gli argini della commedia. Ed è proprio per questa sua indefinibile varietà (e coraggio, quindi), che ogni pagina de La porta non può non riecheggiare di un altissimo fremito teatrale.
Stefano Massini

 

adattamento e regia Stefano Massini
dall'omonimo romanzo di Magda Szabò
con Barbara Valmorin e Alvia Reale

una produzione TSI La Fabbrica dell'Attore Teatro Vascello Roma
collaborazione al progetto Teatro Metastasio Sabile della Toscana
con il sostegno di Circoscrizione Prato Est

PREVENDITA E VENDITA BIGLIETTI
> Prevendita per gli abbonati e per i possessori di Metastasio Card presso la biglietteria del Teatro Metastasio a partire dall'11 febbraio
> Vendite on-line a partire dall'11 febbraio (sconto del 10% per ogni tipologia di biglietto)
> Vendita per tutti presso la Biglietteria del Teatro Metastasio a partire dal 16 febbraio

26.02 / 2013
27.02 / 2013

INCONTRO

Martedì 26, dopo lo spettacolo, Stefano Massini e la compagnia incontrano il pubblico.

Magnolfi

via Piero Gobetti, 79 59100 Prato (PO)
tel.  0574.442906

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