La valle dell'Eden

La valle dell'Eden

20.11 - 24.11 / 2019

20.45 feriali, 19.30 sabato, 16.30 (I atto) e 20.45 (II atto) domenica

Metastasio

Esiste l’Eden? È mai esistito? Esisteva l’Eden prima che l’uomo avesse il dono di dare il nome alle cose? In quell’Eden dove il giorno e la notte erano sipario di un atto creativo fuori da ogni comprensione umana, un Dio creò il Tutto, da solo lo creò. Oggi mi chiedo: "perché lo creò?".
Questa domanda è forza motrice non solo per me ma, credo, per tutti quelli che non trovano pace davanti a tanta perfezione. Eppure il Dio che tutto sa, nell’immensa perfezione dell’Eden abitata dagli innocenti, decise di creare l’imperfezione: dalla terra madre diede forma all’uomo e alla donna e solo a loro diede il dono della parola, perché questa potesse dare nome al tutto, ma soprattutto potesse chiamare il suo creatore. E così fu: lo chiamarono Padre, lo chiamarono Creatore, lo chiamarono Dio Onnipotente, e da quel giorno il Dio esistette, per nascere, morire e risorgere.
Ma perché il Dio che tutto sa creò l’imperfezione al centro del suo Eden? Solo per essere chiamato? Ma che cos’è un nome? E perché un istante dopo che si viene al mondo, ancor prima che il lamento del nascituro possa divenire parola, abbiamo bisogno di un nome?
Queste stesse domante le trovo al centro di questo meraviglioso romanzo, questa epopea che non ha eguali. John Steinbeck con La valle dell’Eden segna il suo capolavoro letterario, forse perché si scontra con il solo libro capolavoro esistente, la Bibbia. Ogni pagina ci parla di creazione e di sconfitta eterna. Ogni pagina ci parla di famiglia, di padri, di figli, di fratelli, di gemelli. Ogni pagina ci dice che le madri non ci sono, le madri muoiono, le madri si suicidano, le madri rinnegano i figli e peccano, e la sola madre presente è la terra, che partorisce pietre, e che anche quando è fertile non si fa fecondare.
La sola madre possibile è la parola che si fa creazione. Ma è forse per dare continuità alla parola, per riempire quel vuoto, quella perfezione assoluta che il Dio creò, ma rinnegò creando l’uomo, che esistiamo? No, non credo; quella perfezione contraddittoria non è la creazione dell’uomo, ma della parola: Dio aveva bisogno dell’uomo per la parola e non si sottrasse, la creò due volte, la creò come uomo e come donna, come pensiero e come dubbio, come raziocinio e come empatia con tutto ciò che esisteva prima dell’uomo stesso.
Registicamente ho sentito il bisogno di un confronto serio e profondo con la letteratura, per capire dove è il limite tra letteratura e prosa, o meglio se esiste un ostacolo tra la perfezione di un romanzo capolavoro, come La valle dell’Eden, e l’imperfezione della creazione per il palcoscenico, dove tutto nasce per essere immediatamente dimenticato e non restare come testimonianza dell’uomo e quindi del suo Dio creatore.
Steinbeck dice: "chi scrive ha il dovere di incoraggiare, illuminare e dare sollievo alla gente". Se si può dire che la parola scritta in qualche modo sia servita allo sviluppo della specie, lo possiamo dire anche del teatro? E un regista ha lo stesso dovere di uno scrittore?
Bisogna dare il nome alle cose prima di poterne prendere nota, e bisogna che qualcuno ne prenda nota prima che le parole possano essere lette, dette, recitate, interpretate, prima che qualcuno possa farle risorgere.
Oggi so che ci vuole una buona dose di presunzione per recitare o interpretare parole che non mi appartengono, ed è per questo che scelgo un confronto con la letteratura e non con la prosa, forse per cercare un azzeramento che mi allontani dalla spettacolarizzazione della parola e mi riporti all’essenza; verso quell’atto maturo e responsabile di scegliere un nome da dare ai nostri figli, e semplicemente dirlo, o chiamarlo, lontano dalla parola recitata per giustificare il nostro mentire quotidiano.
Antonio Latella

di John Steinbeck
traduzione Maria Baiocchi e Anna Tagliavini
adattamento Linda Dalisi e Antonio Latella
regia Antonio Latella
con Michele Di Mauro, Christian La Rosa, Emiliano Masala, Candida Nieri, Annibale Pavone, Massimiliano Speziani, Elisabetta Valgoi
scenografia Giuseppe Stellato
costumi Simona D’Amico
musiche e suono Franco Visioli
luci Simone De Angelis
assistente alla regia Brunella Giolivo

 

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Metastasio di Prato, Teatro Stabile dell'Umbria

PREZZI BIGLIETTI (in vendita dal 19 ottobre)
€ 28,00 poltrona
€ 26,00 posto di palco centrale
€ 20,00 posto di palco laterale o di IV ordine centrale
€ 12,00 posto di palco laterale di IV ordine o di loggione

RIDUZIONI
20% per socio Coop / convenzioni / over 65
35% per under 25 e gruppi organizzati
ulteriore 5% per acquisti on-line
€ 15,00 last minute, per i posti rimasti liberi acquistando 5 minuti prima dell'inizio dello spettacolo

 

BOX LA VALLE DELL'EDEN - 30 euro
consente di assistere alle 2 parti dello spettacolo (15 euro a biglietto) scegliendo fra tutte le repliche disponibili.

20.11 / 2019 20.45

primo atto

21.11 / 2019 20.45

primo atto

22.11 / 2019 20.45

secondo atto

23.11 / 2019 19.30

secondo atto

24.11 / 2019 16.30

primo atto

24.11 / 2019 20.45

secondo atto

mercoledì e giovedì I atto, venerdì e sabato II atto, domenica maratona I e II atto

Spettacolo in abbonamento (formule Sostenitore, A scelta 4 o 7 spettacoli)

Metastasio

via Benedetto Cairoli, 59 59100 Prato (PO)
tel. 0574.6084