L’arte invisibile. Radiodrammi, melo-radio e gallerie di varia umanità

All'uscita

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14.04 / 2021

18.40

Rete Toscana Classica

All’uscita posteriore di un cimitero, in un paesaggio campestre, al crepuscolo, l’apparenza di un uomo grasso, morto da qualche tempo, viene sollecitata al dialogo dalla figura di un filosofo. Le due vane forme, uno, la ragione e l’altro, le ragioni dei sensi, si interrogano, ognuno a suo modo, sulla contrapposizione tra Vita e Forma, consapevolezza o piacere. Si inseguono immobili: il Filosofo osserva, ancora una volta, come l’infinità dell’essere si delimiti in forme sensibili pur di con-sistere e l’Uomo grasso si da pena per una vita non integralmente vissuta tra le cose, effimere ma tangibili, come il canto di un usignolo a maggio. I fantasmi aspettano, uno l’arrivo della moglie, l’altro di esercitare ancora la vanità del pensiero. La moglie, tradita traditrice, irrompe, accoltellata. Dalle viscere sgorga una risata troppo tragicamente consapevole e per questo inudibile. Alla fiera delle vacue vanità si aggiungono e contrappongono altre forme: un bambino con un unico desiderio e una famiglia di contadini composta da padre, madre, figlia e un asinello. La bambina, spettatrice come noi di un enigma insoluto, ci confessa di essere spaventata. Un mistero è un nodo inestricabile, fa paura ma è anche una tensione verso l’Oltre che si fa carne e scena. Il mistero scatena un movimento centripeto e zampilla dai silenzi, dalla persistente fame di vita di tutti i personaggi, da simboli apparentemente innocui che attraversano il palco dell’esistenza; una melagrana, un bastone, un asino, le ombre che ci fissano desiderose di narrarsi. L’ostinatezza della ragione interferisce con l’ascolto, innalzando un muro, grezzo e bianco, di fronte a ciò che vorremmo ardentemente sapere. Cosa è reale e cosa è un’illusione? Con quali strumenti sondare la notte di ciò che ancora non sappiamo? In tempi crepuscolari, quando la vista è annebbiata e satura di un carnevale di forme, bisogna affinare l’udito, ricominciare dal silenzio e dal sentire, tornare al sacco vuoto infinitamente pieno della nostra immaginazione e nutrirla.

Radiodrammi e adattamenti radiofonici, divagazioni artistiche sul Rigoletto e serate di varietà radiofonico compongono il programma di produzione originale che ha intrapreso quest’anno la Fondazione Teatro Metastasio con il suo Gruppo di Lavoro Artistico per Rete Toscana Classica. Una novità assoluta, anche sul piano nazionale, che contribuisce a recuperare e rinnovare una ricca, ma troppo spesso dimenticata, tradizione di composizione artistica pensata appositamente per la radio. In questi ultimi mesi, passati tra chiusure forzate e ripartenze zoppicanti, in molti hanno riscoperto il piacere dell’ascolto. L’arte prodotta dalla radio è invisibile, ma se ci si lascia incantare dalle voci, dalla musica e dalle parole, può smuovere profondamente l’immaginazione. La primavera della radio soffia su Prato.

di Luigi Pirandello
regia Clio Scira Saccà
voci Oscar De Summa, Paola Tintinelli, Francesco Pennacchia

con la partecipazione di Savino Paparella, Ilaria Marchianò e Chiara Callegari
musica Bolero di Ravel
a cura del Gruppo di Lavoro Artistico del Teatro Metastasio
registrazione Domina s.a.s. / Andrea Benassai
postproduzione Clio Scira Saccà e Andrea Benassai
dal progetto L'arte invisibile. Radiodrammi, melo-radio e gallerie di varia umanità
a cura di Rodolfo Sacchettini
in collaborazione con Rete Toscana Classica
produzione Teatro Metastasio di Prato

14.04 / 2021 18.40

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