L’arte invisibile. Radiodrammi, melo-radio e gallerie di varia umanità

I ciechi

I ciechi

20.1 / 2021

18.40

Rete Toscana Classica

Ascolta la puntata in archivio

In un’isola c’è un vecchio castello che ospita un ospizio per ciechi, di cui si occupano un prete vecchissimo e tre suore. È un giorno di festa e il prete decide far uscire i ciechi fuori delle mura dell’ospizio, perché possano godere della luce del sole e per condurli, forse, in riva al mare. Il dramma di Maeterlick inizia con i ciechi sdraiati e addormentati a semicerchio nella radura di un bosco: sei ciechi uomini sul lato destro della scena e tre cieche donne su quello sinistro. Al centro e sul fondo, appoggiato al tronco di una quercia, c’è il vecchio prete. Ha il capo reclinato e le mani giunte: è morto nel sonno, senza che i ciechi lo sappiano. Quando essi si svegliano, si interrogano su dove sia la loro guida e sul perché non torni da loro per ricondurli al sicuro nell’ospizio. Dopo un tempo lungo e angoscioso, i ciechi sentono arrivare qualcuno: è il cane dell’ospizio, e seguendolo, vengono condotti accanto al vecchio prete. La loro sola guida è morta, e tutti i ciechi si raggruppano attorno al suo cadavere. Comincia a nevicare. Si sentono dei fruscii, dei passi sulle foglie morte, e la giovane cieca avverte una presenza femminile che si avvicina: è una delle suore dell’ospizio venuta a salvarli? Maeterlick non scioglie il mistero, perché la vecchia cieca, quando la nuova arrivata si ferma in mezzo a loro, pronuncia l’ultima battuta dell’opera: “Abbiate pietà di noi!”.
Questo dramma, che precede l’invenzione della radio è, in qualche modo, il radiodramma perfetto. Perché gli ascoltatori sono messi nella stessa condizione dei protagonisti della storia: hanno solo il loro udito per orientarsi, per cercare di capire, per scoprire cosa sta accadendo. Vivono in un mondo oscuro, e i suoni e le parole dette sono le sole cose a cui aggrapparsi. Alla radio I ciechi è un'opera che, letteralmente, mette in scena l’ascolto. 

Radiodrammi e adattamenti radiofonici, divagazioni artistiche sul Rigoletto e serate di varietà radiofonico compongono il programma di produzione originale che ha intrapreso quest’anno la Fondazione Teatro Metastasio con il suo Gruppo di Lavoro Artistico per Rete Toscana Classica. Una novità assoluta, anche sul piano nazionale, che contribuisce a recuperare e rinnovare una ricca, ma troppo spesso dimenticata, tradizione di composizione artistica pensata appositamente per la radio. In questi ultimi mesi, passati tra chiusure forzate e ripartenze zoppicanti, in molti hanno riscoperto il piacere dell’ascolto. L’arte prodotta dalla radio è invisibile, ma se ci si lascia incantare dalle voci, dalla musica e dalle parole, può smuovere profondamente l’immaginazione. La primavera della radio soffia su Prato.

di Maurice Maeterlinck
regia Massimiliano Civica
voci Savino Paparella, Paola Tintinelli, Roberto Abbiati, Monica Demuru, Luca Zacchini, Francesco Pennacchia, Oscar De Summa, Francesco Rotelli, Arianna Pozzoli, Ilaria Marchianò

una produzione del Gruppo di Lavoro Artistico del Teatro Metastasio

registrazione e postproduzione Andrea Benassai

dal progetto L’arte invisibile. Radiodrammi, melo-radio e gallerie di varia umanità

a cura di Rodolfo Sacchettini

in collaborazione con Rete Toscana Classica

20.01 / 2021 18.40

I ciechi